Buenos Dias, Spagna

10/07/2015

Buenos Dias, Spagna

Españoles y italianos, primos hermanos, un detto famoso che considera i due popoli – italiano e spagnolo - parenti stretti per via della somiglianza che c’è in fatto di temperamento, cultura e simpatia. Cosa vera anche per quanto riguarda la colazione, el desajuno, incline come da noi alla dolcezza, sebbene non manchino abitudini tendenti al salato.

D’estate, normalmente si beve una tazza di latte e caffè (più lungo e meno forte del nostro) accompagnata dai bolos de arroz, dolcetti a base di farina di riso, simili ai muffin, adatti a un primo pasto fatto in tarda mattinata, magari dopo una notte brava. Una regola che non vale quando si lavora e si ha bisogno di più energie, fornite in abbondanza dal chocolate y churros, golosa bevanda nazional-popolare densa e vellutata, in cui sono intinti dei bastoncini di pastella dolci (talvolta ripiegati su sé stessi), fritti e spolverati di zucchero o cannella. Molti maestri churreros, che li vendono agli angoli delle strade, dicono risalgano al XVII secolo: anche se si trovano dappertutto, la domenica si preparano per tradizione in casa. Le porras ne sono una variante, diverse nella forma (a spirale), ma non nella sostanza.

Quando poi la colazione si fa più abbondante e festosa, in tavola si trova una spremuta d’arancia con le torrijas, fette di pane bagnate prima in una miscela di latte zuccherato, poi immerse nelle uova sbattute, quindi fritte. Molto gustose, ma impegnative, spesso sono sostituite dalle magdalenas, mini cake assai popolari e più light.

Sul versante salato, specie a Madrid, primeggia invece la tortilla, spesso al jamon (prosciutto crudo) o al queso (formaggio), mentre in Catalogna, va per la maggiore il pa amb tomàquet, una specie di bruschetta al pomodoro, arricchita talvolta, da una fetta di prosciutto. Nella celebre regione iberica, al mattino, si gusta in particolare l’ensaimada, specialità dolce Igp dal 1996 tipica di Maiorca, forse di origine araba, diffusasi dall’Ottocento in poi fuori dall’isola. A base di farina, uova e strutto (in catalano saïm, da cui il dolce prende il nome), si può cospargere di zucchero a velo o farcire tradizionalmente con cabell d'àngel (confettura di filamenti di zucca), ma anche con crema, cioccolato e marmellata di albicocca. Sicuramente da provare.
 
di Clara Ippolito
 

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