Friuli Venezia Giulia, tra colori e sapori

Eleganza e discrezione, orgoglio della propria bellezza eppure mai esibizionista. E’ questa l’essenza del Friuli Venezia Giulia, terra di confine e da sempre crocevia di popoli e culture che hanno lasciato un segno indelebile e tangibile nelle città, nel pensiero, nella cucina e nelle tradizioni. Solo toccando con mano questi luoghi si riesce a capire come sia stato travagliato ma brulicante di emozioni questo territorio. Dai Romani ai Longobardi, dagli Slavi agli Austriaci fino alla repubblica di Venezia, in molti hanno lasciato qui la loro impronta.
 

Montagne del friuli, piaceri e tradizioni

Le Dolomiti Friulane, le Alpi Giulie e quelle Carniche custodiscono perle di rara bellezza tra valli disegnate nel verde. In ambienti ancora incontaminati, tra le rapide di un torrente e i profumi della natura, sono ancora conservate la lingua, le tradizioni e la gastronomia dei tempi passati. E’ dal versante meridionale di una montagna cara ai friulani e da un convento di frati Benedettini che nasce uno tra i principali formaggi di questa regione, il Montasio. La storia inizia all'Abbazia di Moggio Udinese, quando nel 1084 il feudo di Moggio venne donato da un nobile carinziano al patriarca di Aquileia con l’impegno a costruire al posto del castello – di cui oggi resta una torre – un monastero. Si racconta che circa a metà del XIII secolo un monaco, rimasto anonimo, mise a punto la tecnica di produzione del formaggio a cui in seguito venne dato il nome della montagna dalle cui malghe proveniva il latte: Montasio. Il Montasio Dop un formaggio a pasta cotta, semidura, ottenuto esclusivamente con latte bovino proveniente dalla zona di produzione. Mangiato fresco ha un sapore morbido e delicato, che diventa più deciso quando si fa mezzano; stagionato assume invece gusti particolarmente aromatici con una leggera piccantezza.

Una chicca da non lasciarsi scappare tra i monti della Carnia è Sauris, delizioso borgo medievale e villaggio alpino dal fascino irresistibile, plasmato dalla simbiosi tra un territorio e un clima non sempre agevoli e abitanti capaci di trarre dalla natura il necessario per vivere, rimanendo sempre fedeli alle tradizioni delle generazioni precedenti. Non è un caso dunque che ancora oggi qui gli edifici conservino i caratteristici tetti a scandole e i giovani siano fieri di conoscere il tipico dialetto saurano, un idioma affine ai dialetti carinziani e tirolesi. Profondamente legata alla tradizione è anche la cucina, basata su ingredienti sostanziosi e su sapienti metodi di conservazione, tra tutti l’affumicatura della ricotta e della carne di maiale. Lo speck di Sauris è diventato negli anni una delle specialità più rinomate e caratteristiche di questo borgo. Prodotto da cosce magre di suino, grazie alla sua affumicatura, alla lentissima stagionatura e a un’antica ricetta tuttora rispettata, acquista una morbidezza ed una dolcezza uniche che riempiono di sapori il palato più accorto.
 

Il Collio tra vini e grappe

La storia dei vigneti del Collio risale all’epoca preromana e attraversa il Medioevo, periodo in cui le sue viti furono apprezzate in tutta Europa, dall’Imperatore Carlo V della Serenissima repubblica di Venezia allo Zar di Russia, fino a Vienna capitale dell’Impero Austro-Ungarico. L'essenza che ha fatto grandi nel mondo i vini del Collio deriva da quello straordinario microclima in grado di offrire i massimi benefici nell'incontro fra i venti freschi delle Alpi Giulie e le brezze marine del vicino Adriatico, entrambi addolciti nelle colline perfettamente esposte del medio Friuli. Nel 1964 nasce il Consorzio di tutela dei vini del Collio, uno dei primi in Italia che già nel ‘68 ottiene il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata. Terra di grandi bianchi, il Collio vede prevalere la produzione dei Pinot, del Tocai Friulano, del Sauvignon e del rinomato Collio Bianco. Fra i rossi primeggiano il Collio Rosso, il Cabernet e il Merlot.

A ridosso del Collio si mantiene salda un’altra tradizione che ha forti radici in questa regione, quella della grappa, che qui ha un rappresentante d’eccezione, i Nonino. Come scrive il New York Times “… Per decenni la Grappa è stata poco più che una forma tascabile di riscaldamento per i contadini del Nord Italia… Gli italiani più 'in' e la maggior parte degli stranieri la disdegnavano. Ma tutto questo accadeva prima che i Nonino di Percoto salissero alla ribalta…”. Oggi l’azienda Nonino  rappresenta un piccolo miracolo economico dal sapore internazionale, ma nato da una vicenda molto al femminile, dove figlie e nipoti sembrano aver seguito la strada di genitori e nonni per una passione, quella della distillazione, spontanea intransigente e contagiosa.

Udine città d’arte e di sapori

Tiepolo, pittore luminoso e chiaro, splendente e innovativo, in terra friulana compì il mirabolante passaggio dal Barocco al Rococò europeo, realizzando qui uno dei cicli più importanti della storia della pittura, opere di tale grandezza da consegnare per sempre a Udine l’appellativo di Città del Tiepolo. Città vivace, ospitale e a misura d’uomo, fu antica sede del Patriarcato di Aquileia. Passeggiando immersi nell'eleganza veneziana di Piazza della Libertà, tra la Loggia del Lionello ed il Porticato di San Giovanni, si sale fino al Castello passando attraverso l’Arco Bollani sormontato da un Leone Veneto, realizzato su un progetto dell’architetto Andrea Palladio nel 1556. Ai piedi del castello la tappa è d’obbligo al Pane Vino e San Daniele, ristorante diventato ormai un “must”, dove a farla da padrone in tutti i piatti è il prosciutto fiore all’occhiello del Friuli. Diventato ormai un prodotto DOP, e tutelato dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele, il prosciutto di San Daniele viene esportato in tutto il mondo e molteplici sono le ricette che non possono più farne a meno. Dolce, saporito, gustoso e profumato, perfetto anche da solo, non chiede altro che un buon pane e un buon vino: è un viaggio negli aromi e nelle suggestioni che resta scolpito nel palato.
 

Trieste tra castelli e profumo di caffè

Vicende storiche remote e recenti hanno influito in varia misura sui castelli della riviera triestina, dando forma a un complesso monumentale senza uguali per interesse e varietà. Sono molte le bellezze da ammirare a Trieste. Dalla rocca di Duino alla principesca residenza di Miramare voluta attorno alla metà dell’Ottocento dall’arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo e cara ai ricordi della principessa Sissi, dalla fortezza di San Giusto a Trieste fino al castello di Muggia, lungo il tracciato della romana Via Gemina che collegava Aquileia e Tergeste, e ancora oltre, lungo la Via Flavia che seguiva le coste istriane fino a Pola, la costa triestina è costellata di borghi e castelli di rara suggestione perfettamente inseriti nell'ambiente che li circonda.

Il cuore di Trieste è rappresentato da Piazza Unità d’Italia, la più grande e imponente piazza aperta sul mare di tutta Europa e definita “il salotto di Trieste”. Oggi luogo per passeggiate, incontri d’affari, spettacoli e celebrazioni, un tempo brulicava di processioni, esecuzioni e giostre. Dal 1839 si affaccia sulla piazza lo storico Caffè Degli Specchi, dove si respira l’inebriante profumo di questa corroborante bevanda che vive in simbiosi con la città. I primi chicchi furono trasportati via terra da Venezia verso la fine del ‘600, e da allora il rapporto di Trieste con il caffè sembra essere indissolubile: a prescindere dalla realtà industriale, famosi sono i locali del centro come il Tommaseo, il SanMarco e il Tergesteo, dove non è così difficile immaginare Stendhal, Joyce, Svevo o Saba mentre sorseggiano tra un giornale, una chiacchiera e un appunto sul proprio notes.

Dopo la Prima Guerra mondiale arriva a Trieste anche un ungherese,  ha studiato economia a Timisoara e lavorato a Vienna. È ingegnoso e cosmopolita, si innamora della città e di una donna. Diventa anche lui triestino e comincia a lavorare nel campo del cacao e del caffè in quello che è un momento di pieno fermento per questa terra di frontiera. Siamo nel 1933, lui si chiama Franceso Illy e qui fonda la sua azienda, Illycaffè. Oggi è vanto del Nordest e sinonimo di eccellenza e di gusto italiano nel mondo.
Per promuovere la cultura del caffè, è stata anche ideata la manifestazione “Le vie del caffè” che, di anno in anno, anima il periodo natalizio. Si tratta di concerti, spettacoli teatrali, mise en scene che, abbandonati i palcoscenici cittadini, si trasferiscono all’interno degli storici esercizi commerciali per coinvolgere i passanti in modo insolito e suggestivo.

di Enzo di Monte

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