Il vino secondo Damijan Podversic

10/03/2016

Il vino secondo Damijan Podversic

Siamo in Friuli Venezia Giulia, nel goriziano. Come le sue vigne, Damijan Podversic affonda le proprie radici culturali e vinicole nella ponca, un terreno tipico del Collio composto di marna arenaria eocenica, ricco di sali minerali e microelementi. Un suolo che disegna in modo inconfondibile il profilo dei suoi vini, espressione di 17 ettari di vigneti distesi sul Monte Calvario, a ovest di Gorizia.
Damijan Podversic è un produttore che ha fatto il vino con i lieviti selezionati, con l’acciaio, con le barrique, che ha filtrato e chiarificato per poi, finalmente, arrivare a trovare una sua via. Grazie, più che alla tecnica e ai libri studiati a scuola, a un approccio “filosofico” che l’ha aiutato a interpretare l’essenza dell’uva.

E, da quando ha iniziato a seguire i tempi della natura, a camminare tra i vigneti, assaggiando la buccia e il seme dei chicchi per decidere la vendemmia, è riuscito a fare il vino a modo suo: usando in vigna solo lo zolfo, impiantando in modo fitto, con particolari portainnesti, e portando i grappoli al massimo della maturazione. Il risultato sono nettari dorati, non filtrati, quindi con caratteristiche non contemplate dalla Doc e per questo declassati dal 2002 a Igt.
Ma tant’è, perché per lui il vino è “cibo dell’anima”, un’affermazione importante che fa pensare a una sorta di metafisica del bere; non a caso, la delegazione di Roma dell’Ais Lazio gli ha dedicato un evento esclusivo presso l’A.Roma Lifestyle Hotel, durante il quale Podversic si è raccontato attraverso 6 cavalli di razza: annate singole, doppie e triple di vini, frutto di pensiero, azione e dedizione totale.
 

Il vino secondo Damijan Podversic

A TU PER TU CON DAMIJAN PODVERSIC
 
Il primo assaggio?
«Era un vino da messa; avevo dodici anni e facevo il chierichetto».
 
Chi sono stati i suoi maestri?  
«Mio padre (oste di mestiere con vigna propria) e Josko Gravner»
 
Come si fa un grande vino?
«Per me sono indispensabili tre cose: una grande terra, un gran vitigno e una grande uva, che è tale solo quando il seme è maturo».
 
Come definirebbe i suoi vini: biologici, biodinamici o naturali?  
«Solo e soltanto croccanti, perché per me il vino deve ridare la croccantezza del frutto, la mineralità del territorio e il ritmo dell’annata».
 
Quante vendemmie ha fatto finora?
«In 47 anni di vita ne ho all’attivo 31, ma sono alla perenne ricerca del meglio».
 
LA DEGUSTAZIONE

Damijan consiglia di bere i suoi bianchi a una temperatura di 15 °C, convinto che “per certi versi siano vini più assimilabili ai rossi” e che, in generale, “il freddo faccia male al vino”. Fermentano tutti sulle bucce in tini di rovere per 60/90 giorni, poi invecchiano in botti da 20/30 hl per 23 mesi e affinano in bottiglia per 6. I sedimenti presenti nel vino lo conservano e lo preservano. Sono tutti Igt Venezia Giulia.
 
- Nekaj 2010 (13,5 %vol.)
Figlio di un’annata fredda e piovosa, il produttore paragona questo Friulano 100% alla 9° sinfonia di Beethoven, perché “arriva piano sul palato per poi allargarsi al massimo”. Di un dorato delicato, mostra tutti i profumi varietali, corredati da una fresca acidità: il nome in sloveno significa ‘qualcosa’ ed è un omaggio, per assonanza, alla parola Tokaj.
 
- Kaplja 2010 (14 %vol.) - Kaplja 2008 (Magnum, 14,5 % vol.)
Chardonnay (40%), Friulano e Malvasia Istriana (30% e 30%) disegnano il carattere di questi vini color oro, il cui nome vuol dire “goccia”. Nel primo caso la muffa nobile ha attaccato parte delle uve, cosa che indebolisce la nota fruttata a favore di toni più mielosi; sapido e corposo, avvolge il palato. Nel 2008 si avverte potente la forza del seme e dell’acino ipermaturo, riflesso anche nel suo dorato opaco: odora di mandorle tostate e agrumi canditi, ma anche di erba appena falciata. Complesso e superbo in bocca.
 
- Ribolla 2010 (Magnum, 14 % vol.) - Ribolla 2009 (Magnum, 14 %vol.) - Ribolla 2005 (Riserva, 13 %vol.)
Ribolla Gialla in purezza per tre vini fuori del comune. Ambrato, ma luminoso, il primo evoca la frutta secca e un che di affumicato; possente ma elegante, è tannico, profondo e minerale.
Il secondo è frutto di “un’annata calda che arriva con tutta la sua potenza, come un pezzo degli AC/DC”, dice Damijan. Il suo giallo ambrato è vivido, il frutto intenso, con accenni di erbe aromatiche fresche. Al palato è ricercato e vagamente calcareo. Il terzo, infine, è di un ambrato prezioso, con profumi che evocano caramello, pesca sciroppata e liquore allo zabaione. Ha un gusto marino, con tannini ricchi, che “scrocchiano” sulla lingua. Semplicemente eccelso.
 
di Clara Ippolito

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