Teramo: il regno del Montepulciano

09/05/2016

Teramo: il regno del Montepulciano

di Elena Caccia

Teramo si trova a nord dell’Abruzzo. Qui c'è un’importante denominazione: il principe, ovvero, il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg. Il vitigno è considerato uno dei più importanti a bacca rossa d’Italia e l’Abruzzo ne è vitato per metà del suo territorio. È anche il vitigno base della Doc Montepulciano d’Abruzzo che è allevato un po’ in tutta la regione (ma ricordiamo che solo quello prodotto nel teramano può essere Docg).

Ma cominciamo dal Montepulciano. Il territorio è molto particolare: i vigneti qui traggono beneficio dall’influsso del mare Adriatico, vicinissimo e alle spalle, invece, sono protetti dai monti. Il clima è mite e i suoli sono di medio impasto, con una percentuale di calcare e di sabbia e favoriscono il drenaggio. Le colline qui sono una specie di balcone naturale tra il mare e il Gran Sasso d’Italia. Il Consorzio di Tutela del Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg, si è dotato di un disciplinare molto rigido: rese in vigna non superiori ai 90 quintali per ettaro, almeno 3.500 ceppi di vite per ogni ettaro, no alla vigna allevata a tendone e immissione sul mercato almeno dopo 2 anni per la versione normale e 3 per la riserva.
 
Il Montepulciano è un vino pieno, rigoroso, morbido, rotondo. Ha un colore rosso intenso con leggere sfumature violacee, il profumo è caratteristico e ricorda la frutta rossa matura e le spezie. Si abbina alla perfezione alla carne grigliata, a piatti con sughi importanti e ai grandi formaggi stagionati.
 
La provincia di Teramo, da millenni, è vocata alla viticoltura. Qui si trovano anche il Trebbiano d’Abruzzo, un vino bianco, giallo paglierino, dal profumo delicato, il sapore asciutto e armonico, perfetto per i piatti di pesce della cucina abruzzese. E questa è anche la terra del Cerasuolo, sempre da uve di Montepulciano, ma che effettuano una breve fermentazione sulle bucce. Il Cerasuolo ha un bel colore rosso ciliegia, è molto fruttato, ha un sapore secco e un retrogusto di mandorla che esalta quello del brodetto di pesce.
E infine c’è un’altra Doc, il Controguerra che mette insieme vitigni storici e locali come il Pecorino e la Passerina a vitigni internazionali: Cabernet, Chardonnay, Merlot, Pinot nero e Riesling.
 

 
 

Tag: vino

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