Tra McDonald's e Slow Food: la lecture di Marc Augè al Laboratorio Expo

02/07/2014

Marc Augè, antropologo ed etnologo francese

L’industria alimentare riuscirà a nutrire il pianeta secondo uno sviluppo sostenibile? Si tratta solo di una questione economica e di sprechi oppure l’adozione di stili opposti e paradossali mette in luce l’assenza di una vera educazione alimentare? A questi interrogativi ha cercato di rispondere, Marc Augè, noto antropologo ed etnologo francese, nonché inventore della celebre “teoria dei non luoghi.

Venerdì 27 giugno a Milano, presso l’Expo Gate  di Largo Cairoli, si è tenuto infatti nell’ambito di Laboratorio Expo - il progetto ideato da  Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e Expo Milano 2015 sui temi di nutrizione e sostenibilità – la lecture di Augè dal titolo “Alimentazione e globalizzazione.Le vie del cibo nella società contemporanea tra McDonald's e Slow Food”. L’incontro, introdotto da Massimiliano Tarantino, segretario generale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. e moderato da Ugo Fabietti, responsabile del percorso antropologico di Laboratorio Expo, ha evidenziato in particolare la diffusione a livello planetario di stili alimentari contradditori e l’urgenza di un’adeguata educazione alimentare  in risposta alla critica situazione  odierna.

Da una parte diseguaglianze sempre più radicali, moltiplicazione delle forme di assistenza internazionale ai più poveri, ritorno delle attività caritative anche nei paesi più sviluppati. Dall’altra un’agricoltura in trasformazione che ricorre a OGM e pestici per soddisfare i bisogni di un numero sempre più elevato di persone, una crescita continua del tasso di obesità a causa di un modello di alimentazione non equilibrata proposta dalla grande distribuzione delle catene alimentari, il dilagare inarrestabile del fast food di McDonald's, Burger King, Quick, etc…

Sono questi i macroscopici  e paradossali fenomeni a cui assistiamo attualmente nel campo dell’alimentazione. Una situazione che richiede una seria riflessione  e presa di coscienza, se è vero, come asseriva Feuberbach, che “siamo quello che mangiamo” e che la gastronomia, al pari dell’arte, della poesia, della musica, rappresentano l’identità e la cultura di un Paese.  A suo tempo la Francia, l’Europa in generale inventarono i  primi ristoranti, caffè, bistrot, specchio di un modello culturale oggi minacciato dall’interno e dall’esterno. 
E ora cosa abbiamo?  Chiede provocatoriamente Marc Augè ai presenti. Che cosa ci porta il Fast Food, cosa rappresenta? Prezzi concorrenziali, un’indiscussa democraticizzazione del cibo, libero accesso a internet –  conseguenze in parte  anche positive derivanti dalla globalizzazione – ma i vantaggi finiscono qui. Lo stile di vita espresso e incarnato dal pratico ed economico Fast Food non diffonde nessun prodotto di qualità, nessuna professionalità particolare, nessun modus vivendi consapevole, tanto meno sostenibile. Tutti uguali, questi distributori di cibo rapido si direbbero “il non luogo per eccellenza”, poiché avulsi da qualsiasi colore e contesto locale, eppure in netto progresso rispetto alla ristorazione tradizionale.

L’alternativa proposta dalla società? Una gastronomia elaborata, massimamente in voga in tv, rete e sui principali mezzi di comunicazione, che promuove un’alimentazione equilibrata ed elegante. Ecco quindi che i costumi popolari di ieri – ciò che gli etnologi hanno chiamato rituali d’inversione – diventare le esclusive raffinatezze di oggi. Forme gastronomie indubbiamente degne di lode ma che in un contesto di così grave e dilagante carestia, malnutrizione e complessivo impoverimento della maggior parte della popolazione, non possono che risultare, secondo l’antropologo francese, quanto meno dissonanti e provocatorie.

In sintesi i vari McDonald’s o ristoranti di lusso sembra suggerire Augè sono i due volti estremi eppure complementari della stessa medaglia, le due estremizzazione di “una proposta alimentare” che non fa i conti con la difficile sfida che spetta all’umanità di oggi e domani, quella di avanzare simultaneamente nella soluzione dei problemi tecnici della produzione per una società di quasi 10 miliardi di uomini e nell’elaborazione dell’organizzazione politica che renderà questa soluzione vitale, combinando lo sviluppo locale con il coordinamento globale.

Ben vengano allora realtà come virtuose come Slow Food e le campagne pubblicitarie che promuovono una corretta e sana alimentazione, ma il compito di un’educazione sostenibile, non solo alimentare, dovrebber essere la priorità di tutti i governi. Questo è il chiaro messaggio che Marc Augè, alla fine del convegno, lascia in eredità al pubblico del Laboratorio Expo, un appello accorato ma lucido, che chiama in causa la responsabilità di ciascuno.

Speriamo che Expo 2015 non sia solo una moda passeggera, un proficuo business o un orgoglio patriottico, ma piuttosto una decisiva affermazione a favore della sostenibilità.

Per seguire le prossime attività di Laboratorio Expo, è possibile consultare il sito www.fondazionefeltrinelli.it  e la pagina facebook   www.facebook.com/fondazionefeltrinelli

di Alessandra Cioccarelli

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