Vico del Gargano

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Profumo di agrumi per le caratteristiche strade di questo borgo in provincia di Foggia. Ma anche tanto sentimento: il patrono di Vico del Gargano è infatti San Valentino, protettore degli innamorati. Ancora poco conosciuto, il paese ha numerose potenzialità turistiche ricco come è di storia,di arte e di tradizioni enogastronomiche. E' soprannominato il "Paese dell'amore" ma anche il paese delle arance perché il patrono di Vico del Gargano, a metà strada tra la Foresta Umbra e il mare, è San Valentino, il santo degli innamorati, ma anche protettore degli agrumeti. A lui è dedicata una suggestiva festa il 14 febbraio: la statua del Santo viene portata in processione completamente ricoperta di arance e zagare. Gli agrumi costituiscono l'elemento originale e principale della giornata, tutto il paese addobba con rami di aranci porte e balconi. La tradizione vuole che se si stacca un'arancia dal trono di San Valentino e se ne ricava il succo questo sarà un potente filtro d'amore.

Vico del Gargano è situato su un colle a 450 metri, sul mare che domina la costa nord del Gargano. A prima vista, potrebbe sembrare il parente povero di altri centri più conosciuti come Peschici e Vieste; ma mentre gli altri luoghi non sono più una novità, Vico ha ancora grandi potenzialità turistiche. Le sue origini sono antichissime come testimoniato gli insediamenti preistorici del Monte Tabor, e di Coppa d'Ischio e la necropoli di Monte Pucci. Tra i principali monumenti vi sono i resti del castello fatto edificare da Federico II, il Convento dei Cappuccini e il centro storico, circondato da mura con 22 torri circolari e quadrate. Tra le molte chiese, segnaliamo la Matrice con un portale in pietra e undici altari, quella di San Giuseppe nel quartiere Terra (o Borgo Vecchio) che custodisce la statua lignea del Cristo Morto portata in processione il Venerdì Santo dalle Confraternite, e quella di San Marco del XIII secolo. Fuori le mura del borgo di Vico del Gargano, meritano una visita la chiesa di Santa Maria degli Angeli, con il Convento dei Cappuccini, ricca di opere d'arte, la chiesa di San Pietro sul Monte Tabor, e il Palazzo della Bella, una curiosa riproposta neogotica di inizio Novecento dell'architettura fiorentina di Palazzo Vecchio. Le case si abbelliscono e si distinguono con i comignoli (le più ricche hanno lo stemma di famiglia in pietra sulla canna fumaria) e fanno precedere gli ingressi dai "pieddi", i caratteristici scalini.

Cultura e gastronomia
L'offerta turistica di Vico del Gargano è molto variegata: arte, storia, artigianato, naturalismo, enogastronomia sono attrattive che si intrecciano tra di loro. Il prodotto più rinomato è l'olio extra vergine ottenuto dalla lavorazione di olive provenienti dagli antichi uliveti che partono dalle alture della Foresta Umbra per declinare dolcemente sul mare.
La gastronomia è assai ricca e golosa. Un ruolo importante ce l'ha il pane da sempre l'alimento principale del sostentamento dei contadini. Pagnotte grandissime da 2 o 5 Kg dovevano essere sufficienti a sfamare la famiglia per una settimana o perfino per 15 giorni. In quella circostanza veniva preparata la "paposcia": levato l'impasto usato per le pagnotte di pane, la pasta che rimaneva attaccata alla madia (la cosiddetta "fazzatura")  veniva raccolta, impastata, allungata con le mani sino a 20/30 centimetri, infarinata e posta nel forno per pochi minuti prima in quanto la tenuta della paposcia alla cottura preannunciava la buona riuscita del pane. Il nome deriva dalla forma allungata e schiacciata, come quella di una pantofola: babbuccia, babouche (in francese) paposcia in dialetto. Numerose sono le ricette che hanno come base il pane raffermo. Ricordiamo il "pancotto", di cui esistono vari modi di preparazione, sempre con verdure cotte (biete,rape,cicoria...) e una spruzzata di cacioricotta grattugiato. Poi c'è l "acquasale" dove il pane viene steso a fette su un piatto e ricoperto con verdure e abbondante olio, e condito con alici, telline, uova, cipolla e prezzemolo oppure con uova all'occhio di bue, olive e capperi. Sempre dal connubio pane-verdura viene il "cavocione", tipico del periodo pasquale: pasta di pane imbottita con cipolloti primaverili, acciughe e uva passa. A base di formaggio è verdure e il "cacio e fave", cacioricotta e fave freschissime. Delle numerosissime ricette di pasta, oltre agli abbinamenti con le cime di rape e le altre verdure di stagione, ricordiamo le strascinate con sugo di noci, i maccheroni con ragù di maiale tipici di Carnevale o i cavatelli con i ceci.
La pastorizia della Foresta Umbra porta buone disponibilità di capretti, agnelli e cacciagione, che vengono cucinati nei modi più svariati. Dai ragù di cacciagione e carne di maiale, al brodo di capra e capretto si passa alle "capocelle al forno" che forse non incontreranno il favore di tutti, ma che testimoniano l'attaccamento alle tradizioni: si tratta di teste di agnello o capretto divise a metà infornate con patate. E ancora i "torcinelli", interiora di agnello o capretto arrostite. Tipica del giorno di Santo Stefano e la "minestra maritata",composta da verdure e carni bollite: in passato, serviva per utilizzare tutti gli avanzi del Natale. Da non dimenticare l'enorme patrimonio ittico della zona, che permette di variare dalle crudità di pesce alle cozze ripiene (con pane, uovo, prezzemolo e altro), dalle alici marinate alle seppie ripiene fino ai branzini, dalle orate ai San Pietro al forno, conditi con olive e olio crudo. Tipiche le "agostinelle", piccole triglie del periodo tardo estivo, cotte nel forno con origano o grigliate. Tra i dolci, caratteristica e l'ostia piena, un croccante di frutta, mandorle e miele. Spesso infine si ha l'abitudine di chiudere un lauto pasto con un'insalata di arance e limoni conditi con l'olio extravergine d'oliva locale.

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