Weekend a Roma? Tre indirizzi mitici per una birra artigianale

03/04/2015

L'Open Baladin, a Roma

L'Open Baladin, a Roma

L'Open Baladin, a Roma

Nell’instancabile peregrinare per birre artigianali una delle mie mete preferite è Roma. Alcuni locali sono letteralmente dei templi della birra artigianale e oggi vi accompagnerò a visitare in tre luoghi che raccontano la storia di Roma declinata in birra.
 
In zona Monteverde, dal 1992 troviamo Le Bon Bock Cafè, Circonvallazione Gianicolense 249, uno locali storici di Roma. Fondato e cresciuto da Stefano Carlucci, è stato uno dei primissimi locali a servire, con cura, birre artigianali. Benché il nome richiami un dipinto di Manet, l’atmosfera, più che un café parigino, richiama un pub britannico, così come l’offerta, legata prevalentemente a birre d’oltre manica, una notevole carta dei whisky. La cucina, spesso a tema, non va sottovalutata: prolunga, piacevolmente, la permanenza nel locale.
 
Spostandosi a Trastevere, in via Benedetta 25, troviamo il Ma che siete venuti a fa’
La prima volta che ci entrai, mi fu chiaro il nome: una specie di corridoio, sovraffollato, con pochi posti a sedere, 13 spine e 3 pompe inglesi (le birre arrivano nel bicchiere per aspirazione, anziché spinte da CO2), che dal 2001 a oggi Manuele Colonna e il suo socio Fabio Zaniol, hanno trasformato in una delle mete birrarie più note nel mondo, tanto che fu nominato Miglior Pub al mondo nel 2010 dal sito RateBeer.
Manuele è un instancabile girovago, sempre sul pezzo, in grado di scovare produzioni rarissime da inserire nel suo locale o di essere tra i primi (se non il primo) a servire una nuova birra. La cucina non esiste, qui si viene per bere, sin dalla tarda mattinata, e per i più viziati c’è anche una selezione di birre in bottiglia, alcune delle quali, particolarmente rare.
 
Attraversato il Tevere, in via degli Specchi 6, zona Campo de’ Fiori, troviamo l’Open Baladin, il frutto della vulcanica creatività di Teo Musso (birrificio Baladin) e Leonardo Di Vincenzo (Birra del Borgo), inaugurato nel 2009. Prima ancora delle birre è l’arredamento, appariscente e un po’ gitano quanto accogliente e caloroso, a colpire. La birra è al centro dell’attenzione; le spine sono ben 40 e dedicate alla birra artigianale italiana, la cucina, che può contare sulla collaborazione di Gabriele Bonci, è attenta a fornire piatti che si sposino con le referenze disponibili. Aperto a pranzo e cena è il tempio della birra artigianale italiana, con rare concessioni a birre straniere e molte serate a tema per diffondere il verbo.
 
di Andrea Camaschella
 
 

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