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Scanno, la perla della valle del Sagittario

A un passo dal Parco Nazionale d'Abruzzo, protetto dalle montagne dell'Appennino, sorge Scanno, un piccolo borgo medievale che è insieme paradiso naturale e centro d'interesse culturale. Ricco di storia e arte, depositario di una tradizione gastronomica unica, è il luogo ideale per trascorrere una piacevole vacanza estiva.

SCHEDA ITINERARIO

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Arroccato tra le montagne dell'Appennino, nella valle del Sagittario, in provincia de L'Aquila, sorge Scanno, un antico borgo medievale in pietra, a due passi dal lago che porta lo stesso nome e dal Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'etimologia del nome è ambigua: Scanno, dal latino scamnum (sgabello) potrebbe riferirsi al colle su cui il borgo siede, o rifarsi al termine dialettale abruzzese scannella che designa una varietà d'orzo. La zona su cui sorge era abitata già in epoca preromana e c'è chi sostiene, sulla base di una testimonianza di Plinio il Vecchio, che i primi abitanti furono dei nomadi provenienti dalla Libia; il primo documento che riguarda il borgo proviene dall'Abbazia di Montecassino ed è datato 1067. Nei secoli il paese passò nelle mani di più di un feudatario; ma né i Normanni né i Borboni riuscirono ad esercitare un effettivo controllo. Il borgo rimase sotto l'egemonia dei grandi proprietari terrieri, e se nel resto d'Italia si andavano formando i Comuni prima, gli Stati poi, Scanno, arricchitasi grazie all'allevamento, rimase fedele ai propri ritmi di vita rurali e, lontana dai tumulti della storia, sviluppò tradizioni uniche, espresse dallo stile architettonico, dai costumi e dall'artigianato.

Anticamente quattro porte permettevano l'accesso attraverso le mura circolari della città, oggi ne resta soltanto una, Porta della Croce, risalente al XV secolo; sono invece rimasti intatti i maestosi portali del 1400 e ‘500. Dal punto di vista architettonico Scanno offre un connubio tra la semplicità dello stile romanico e lo sfarzo del barocco. Due sono le chiese di origine medievale: la Madonna della Valle, a tre navate, con numerosi affreschi, e Sant' Eustachio dedicata al patrono. Merita visita anche la chiesa di Sant' Antonio da Padova: la facciata in stile romanico crea un suggestivo contrasto con il sontuoso interno ad una navata, decorato con stucchi dorati. Il gusto barocco trova espressione sul finire del ‘600, quando il benessere economico induce la piccola nobiltà e la borghesia locale in cerca di prestigio a farsi promotrice di opere di costruzione e ristrutturazione. Palazzo Mosca presenta un elegantissimo portale e una facciata asimmetrica ricca di motivi ornamentali; il cornicione è decorato da angeli alati alternati a coppie di putti che danzano. Barocca è anche la fontana di Saracco, con una parte antica destinata ad abbeverare gli animali, e una più moderna dotata di quattro cannelle, ognuna contraddistinta da uno stemma indicante il ceto sociale a cui era riservata. Lo stemma raffigurante il re addita i nobili maschi, quello con la regina le nobildonne, lo "zoccolante" (colui che fissa i ferri agli zoccoli dei cavalli) si rivolge alla classe lavoratrice, mentre la quarta cannella, con l'immagine di un frate cappuccino, era riservatala clero, e ai viandanti; un'ultima cannella, più piccola, era forse destinata ai bambini.
La sensibilità artistica traspare anche dai risultati raggiunti nell'oreficeria e nel ricamo. A partire dal XVII secolo si sviluppa una fiorente industria della lana: l'abilità delle donne di Scanno nella tessitura e nell'arte della tintura si diffonde in tutto il Regno di Napoli. Nasce in questo periodo il costume femminile del borgo, di gusto orientaleggiante, ancora oggi apprezzato e indossato, mentre nelle vetrine degli orefici è possibile ammirare le tipiche lavorazioni in oro a filigrana sottile, prima fra tutte la "presentosa" che evoca l'eleganza dei rosoni gotici e viene tradizionalmente regalata dai suoceri alla sposa il giorno del matrimonio. Rinomate sono anche le botteghe artigianali di merletti realizzati al tombolo.

La cucina che sa di montagna

La tradizione gastronomica di Scanno si esprime attraverso i più svariati prodotti. Per quanto riguarda i primi piatti, meritano una menzione i "cazzellitti con le fuoja": si tratta di gnocchetti che lessati nell'acqua di cottura di certe verdure che crescono a 2000 metri di altezza, si fanno saltare in padella con un soffritto di aglio, olio, peperoncino e un po' di pomodoro, e per finire vengono conditi con pecorino grattugiato. Un'altra tipicità del borgo è lo "Zuppettone" , una saporita zuppa di brodo di carne di capretto o agnellino, arricchite con uova e pecorino. Davvero prelibati sono anche i maccheroni alla chitarra fatti a mano conditi con sugo di agnello o castrato, e ancora i cannellini, una gustosa minestra a base di fagioli.
Tra i piatti di carne la fanno da padrone le preparazioni a base di vitello e agnello. Rinomati sono anche gli insaccati, a volte conservati sott'olio: le salsicce, il salame schiacciato, il prosciutto di montagna, la lonza e le salamelle di tratturo. Scanno eccelle anche per i formaggi, primo fra tutti il pecorino, a pasta dura o semidura a seconda della differente stagionatura; più leggera e delicata e la ricotta, proposta in varie declinazioni: quella con la scorza nera, salata e stagionata per cento giorni in ambienti molto umidi, o le più cremose ricottine, aromatizzate per alcune notti al fumo di quercia o di ginepro.
La tradizione dolciaria offre una galleria di golose tipicità, prima fra tutte il "mostacciolo". Lo stesso nome ne addita l'ingrediente principale che e appunto il mosto cotto, impastato con farina, zucchero e mandorle; lo si può gustare in numerose varianti: glassato bianco o al cioccolato, con o senza ripieno. Altro prodotto tipico sono le mandorle "ratterrate", ovvero tostate e poi impastate con cioccolato fondente e zucchero, e ancora gli amaretti, dolcetti secchi preparati con le mandorle e aromatizzati all'arancia Di più recente creazione è il Pan dell'Orso, il piatto simbolo di Scanno. Detto "il dolce che sa di montagna", si prepara a partire da un impasto di farina, uova, mandorle, miele, zucchero e burro, che viene ricoperto con un fine strato di cioccolato.
La montagna offre poi ingredienti ideali per sciroppati e confetture; squisite sono le marmellate di ribes, more, lamponi, uva spina e mele, che, ottenute attraverso cottura a vapore, conservano intatti i sapori della frutta. Pregiato e anche il miele che amalgamato alla frutta secca (noci, nocciole, mandorle, fichi secchi) e alla base di numerose preparazioni dolciarie.

Il lago d'estate

Una leggenda collega la sua origine a un crollo roccioso provocato dall'aspra lotta tra una maga buona, Donna Angiolina e uno stregone. In realtà il lago di Scanno, il più grande bacino naturale d'Abruzzo, deve la sua formazione alla frana del monte Rava che in età preistorica ostruì il corso del fiume Tasso, ed è una delle principali attrazioni del borgo. I primi anni del ‘900 videro un incremento dell'interesse turistico verso la zona di Scanno, parte del merito è di Gabriele D'Annunzio che ambientò la tragedia "La fiaccola sotto il moggio" proprio nelle gole del Sagittario. L'aria pura, l'acqua deliziosa e il clima salutare, ne fanno un vero paradiso per gli amanti della natura; inoltre Scanno soddisfa le esigenze del turismo naturalistico, sportivo e culturale. Gli amanti della neve possono contare sugli impianti e le piste da sci del comprensorio di Passo Godi e di Monte Rotondo mentre il lago, a un paio di chilometri dal centro storico, è il posto ideale per fresche vacanze estive e costituisce un ottimo punto di partenza per escursioni nel vicino Parco Nazionale d'Abruzzo. Sulle sue rive è possibile organizzare escursioni in canoa e pedalò, fare birdwatching, praticare wind surf, nuoto e pesca sportiva. Sulla sponda nordoccidentale, adagiata sulla roccia, sorge una piccola chiesa intitolata alla Madonna del Lago, luogo privilegiato per assistere alla "Fiaccolata", un suggestivo spettacolo pirotecnico organizzato ogni anno, il 16 di agosto.

A fine estate, sin dal 1972, viene inoltre assegnato il premio Scanno, un riconoscimento multiculturale gestito dalla fondazione Tanturri; le categorie proposte spaziano dalla medicina alla letteratura, dall'economia al giornalismo, e il riconoscimento vanta premiati celebri, tra questi Mario Soldati (per la letteratura nel 1983 ) e Michelangelo Antonioni (nel 1981 per la categoria cinema).
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