Passito di Pantelleria. Figlio dell'isola del vento

23/11/2015

L'uva di Zibibbo in appassimento

L'uva di Zibibbo in appassimento

L'uva di Zibibbo in appassimento

Pantelleria è l’isola del vento; anche nell’antichità era chiamata così in arabo bent-el-rhia, figlia del vento. Dal punto di vista turistico è un gioiello. Lo stesso da quello enologico. L'isola è nota soprattutto per il Passito di Pantelleria, un vino dolce fatto da uve che fanno del sole la loro forza e che appassiscono, appunto, al vento del Mediterraneo. Fare vino qui è eroico. I pendii sono ardui e, spesso, a picco sul mare, su terrazzamenti e muretti a secco. Si fa tutto a mano, con pazienza e amore. La vite cresce solo in un modo: ad alberello e cioè bassa, quasi rasoterra, in una conca scavata nella terra, con piante che si allargano in orizzontale. E proprio l’alberello pantesco è diventato nel 2014 bene immateriale patrimonio dell’umanità.
 
Il Passito di Pantelleria
Da questo paradiso terrestre nasce il Passito di Pantelleria, un vino Doc fatto con uve di Zibibbo in purezza (al 100%) che può essere prodotto solo in provincia di Trapani e sull’isola di Pantelleria. Assaggiarlo, significa fare un tuffo nella storia e andare indietro nel tempo fino a Duemila anni fa, quando lo descriveva il generale cartaginese Magone.
Si tratta di un vino preziosissimo. Perchè? Perché intanto coltivare la vigna a Pantelleria non è uno scherzo. L’uva si raccoglie solo a mano perché nessun macchinario potrebbe mai arrivare in certi punti, intorno alla metà di agosto e, spesso, alba o quando il sole è calato. L’uva viene poi messa nelle cassette di legno e riposta a seccare negli “stenditoi”, luoghi soleggiati e areati (per evitare la formazione di muffe). Dopo otto settimane di appassimento avviene la torchiatura: l’uva appassita è immersa nel mosto fresco in fermentazione; l’acino si re-idrata e cede gli zuccheri. Il vino sosta poi in legno per 15-18 mesi e poi riposa ancora in bottiglia per almeno sei mesi. Insomma, serve molta pazienza! La stessa che dovete metterci per degustarlo. Siamo davanti a un nettare che va sorseggiato piano, piano. Magari a fine pasto per accompagnare la piccola pasticceria o con una crostata al cioccolato, ma anche con i formaggi piccanti o erborinati, oppure da solo, per accompagnare una serata tranquilla. E, tra l'altro, è l'ideale come fine pasto o con i dolci di Natale.
 

Un calice di Passito di Pantelleria

Un calice di Passito di Pantelleria

Un calice di Passito di Pantelleria

Assaggiare e camminare nel Passito di Pantelleria
Pantelleria rappresenta, insomma, un sistema rurale unico nel Mediterraneo che va spiegato e mostrato. Solo così è possibile rendersi conto davanti a quale meraviglia si trova il visitatore. Proprio per questa ragione è stato recentemente presentato l’itinerario “vite ad alberello”, un circuito di 37 chilometri che passa tra vigneti, cantine e attraversa paesaggi mozzafiato. La strada è carrabile e parte dal castello medioevale dell’isola, passando per le contrade di Grazia, Buccuram, Sibà e approdare nelle due grandi piane di Monastero e Ghirlanda. Da qui si risale verso Mueggen, ci si dirige verso Kania e si termina il tour approdando alla Balata dei Turchi. Chi ama andare in bici o a piedi, invece, può percorrere i due anelli ciclo-pedonali sempre tra le viti ad alberello. Insomma, un vero tuffo nel Passito!

di Elena Caccia

Tag: vino

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