Specchia tra i mandorli e gli ulivi del Salento

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Mandorli e uliveti caratterizzano questo borgo dell'entroterra salentino, Specchia, che, storicamente sospeso tra Oriente e Occidente, rappresenta la meta ideale per un rilassante weekend tra arte e sapori. Nel Medioevo era chiamato Specla de Amygdalis (Specchia Mendolia) in riferimento agli alberi di mandorlo che ne caratterizzano il paesaggio; specchia invece, è il termine con cui si indicavano cumuli di pietra adibiti a difesa, vedetta, o a sepolcro di eroi morti in battaglia, molto diffusi sul territorio salentino e risalenti all'età del ferro.
Specchia si trova in Puglia, in provincia di Lecce, nell'entroterra salentino, a metà strada tra il mar Ionio e l'Adriatico, su una piccola altura ai piedi della Serra Magnone, votata alla coltivazione di uliveti. La leggenda attribuisce la nascita e lo sviluppo del borgo alla matrona Lucrezia Amendolara, nipote del triumviro romano Licinio Crasso; certo è, invece, che la sua collocazione lontano dal mare, al riparo dalle scorrerie saracene, la rese una meta ambita in epoca medievale favorendo l'incremento demografico. Lo sviluppo di Specchia si intreccia col potere dei grandi feudatari che sul territorio mantennero la supremazia fino ai primi anni dell'800; in epoca napoleonica il comune venne inserito nella provincia di Terra d'Otranto, ma con la Restaurazione tornò nelle mani dei Borboni, come tutto il Regno di Napoli. In questi anni nacquero le società segrete, prima fra tutte la Carboneria, ampiamente diffusa in tutto il Salento. Solo col plebiscito del 1860 il Regno di Napoli venne annesso a quello d'Italia.

Tra Oriente e Occidente
Il cinquecentesco Castello Risolo, col suo bel cortile interno e l'imponente torre merlata attraversata da un'elegante balaustra, fa da quinta alla parte più suggestiva del borgo, il centro storico, rimasto immutato dal 1452, quando il feudatario Raimondo Del Balzo ottenne da Alfonso I d'Aragona il permesso di ricostruire Specchia dopo le devastanti lotte tra Svevi e Angioini. Si snoda attorno alla medievale Rua Grande (oggi via Ferrante Gonzaga); da qui partono strade strette intervallate da rampe di scale e da edifici signorili come palazzo Orlansi, Panese e Balsamo, sorti tra Cinquecento e Seicento. Prima che i feudatari estendessero il loro potere su Specchia, il territorio fu soggetto alla dominazione romana cui seguì quella bizantina: il Salento divenne il punto d'appoggio per l'espansione verso ovest di Bisanzio e i monaci basiliani diffusero la lingua greca e costruirono sul territorio edifici sacri, cenobi e suggestive cripte scavate nella roccia, affrescate come vere e proprie chiese. I Normanni di Roberto il Guiscardo, nel 1059 cacciarono i Bizantini dal Salento, ma ancora oggi Specchia offre tracce vive della presenza greca. La chiesa dei Francescani Neri risale ai primi decenni del 1500, ma venne ristruttrata nel ‘700 secondo il gusto barocco. A navata unica, nel 1532 venne arricchita dalla costruzione di una cappella dedicata a Santa Caterina di Alessandria, affrescata con immagini raffiguranti il suo martirio. Dal coro si accede a una cripta sotterranea di origine basiliana decorata da affreschi e sorretta da 36 colonnine. La chiesa di San Nicola di Mira rende omaggio al patrono, festeggiato con una storica fiera che si svolge la seconda domenica di maggio. e anch'essa di origine bizantina come dimostra la sua collocazione: l'edificio e orientato in maniera tale che il 6 dicembre, festa del Santo, i raggi del sole colpiscano l'altare. Sant'Eufemia, risalente al IX-X secolo, mostra il legame con la cultura bizantina nel portale sormontato da una bifora decorata con una croce lobata e nell'orientamento dell'abside verso oriente.
La Madonna del Passo, originariamente edificio sacro basiliano, venne successivamente trasformata in chiesa; di forma quadrangolare: ospita tre altari laterali, quello centrale, di stile tardo rinascimentale, e sormontato da un baldacchino delimitato da colonne e impreziosito da un dipinto della Madonna col Bambino. Successiva è la chiesa dell'Assunta, risalente al ‘600: in posizione elevata rispetto alla strada, si raggiunge tramite un sistema di rampe simmetriche non allineate alla facciata. Quest'ultima si compone di numerose nicchie e aperture ed è decorata da un timpano di gusto barocco. Altrettanto interessanti sono i dintorni di Specchia; basti un cenno alla confinante cittadina di Tricase, a pochi chilometri dal mare, con le caratterische "paiare", costruzioni destinate al riposo dei contadini o adibite a rifugio nelle giornate invernali, e le querce Vallonee, alberi unici e antichissimi, presenti solo qui e nei Paesi Balcanici.

I tesori del Mediterraneo
I frantoi ipogei, recentemente riqualificati, testimoniano una tradizione olivicola antichissima e viva ancora oggi. Risalgono al XV e al XVI secolo e devono la loro collocazione, sotto il livello del suolo, alla volontà di facilitare lo scarico delle olive in apposite aperture in superficie e alla necessità di evitare la solidificazione dell'olio a causa di temperature troppo rigide. Oggi è possibile visitare queste strutture che conservano le grandi macine in pietra, i torchi per la spremitura e le vasche per la decantazione e la raccolta di un tempo. L'olio del territorio di Specchia è di eccezionale qualità: color giallo verde con riflessi dorati, dall'aroma fruttato, ottenuto dalla spremitura a freddo delle olive,èe ideale come condimento a crudo di insalate, verdure, legumi, carne e pesce alla griglia, ma è adatto anche alla cottura, in zuppe e minestre. I produttori del territorio, riuniti sotto un'unica etichetta per iniziativa del comune, hanno dato origine al marchio "De.C.O Specchia"(Denominazione Comunale di Origine), che identifica le bottiglie di olio locale.
Oltre all'olio, la gastronomia di Specchia esalta gli alimenti principali della dieta mediterranea: pomodori, pasta, aromi e ortaggi. Tra le ricette tradizionali troviamo "ciceri e tria" ( ceci e pasta fatta in casa), l'insalata di melanzane, preparata con melanzane tagliate a fette e grigliate, insaporite con olio, aglio e aceto, e la minestra con fave, carciofi, cipolle e sedano, da gustare accompagnata a crostini di pane.

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