Sulle tracce dei pastori alla scoperta dei formaggi molisani

Sulle tracce dei pastori alla scoperta dei formaggi molisani

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Chi non ricorda i versi: “Settembre, andiamo. È tempo di migrare./Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori/lascian gli stazzi e vanno verso il mare…”? È la più famosa poesia sulla transumanza: i pastori di D’Annunzio, preparandosi all’inverno, conducevano le loro greggi dai freschi pascoli montani dell’Abruzzo alla più calda pianura del Tavoliere delle Puglie. Attraversavano il Molise seguendo gli antichissimi tratturi, ampie vie d’erba lungo le quali il bestiame si spostava in autunno e, in senso inverso, in primavera, transitando e pascolando al tempo stesso. Avete mai pensato di ripercorrere le orme di quei pastori, alla scoperta di paesaggi ricchi di storia e dei formaggi simbolo della tradizione gastronomica molisana?

Appena oltrepassato il confine tra Abruzzo e Molise, troverete un segmento del vecchio tratturo Celano – Foggia che si presta ottimamente all’escursionismo a piedi, in bicicletta e a cavallo. Da San Pietro Avellana, attraversando la riserva naturale Montedimezzo, entra nel territorio di Vastogirardi, dominato da un castello medievale che è una vera e propria cittadella fortificata in cima alla collina. I dintorni conservano anche testimonianze di un passato più remoto: seguendo il tratturo raggiungerete Pietrabbondante, la cui area archeologica comprende le vestigia millenarie di un grandioso tempio sannitico e di un teatro che poteva contenere oltre 2000 spettatori.

Da Pietrabbondante si dirama il tratturello Castel di Giudice – Sprondasino, che vira a nord verso Agnone e Capracotta, famose per i loro formaggi. Il caciocavallo di Agnone, stagionato secondo tradizione in grotte naturali, e il pecorino di Capracotta, dall’odore intenso e, se stagionato, dal gusto piccante, sono prodotti la cui origine affonda nella notte dei tempi: si ritiene che la loro produzione risalga addirittura ai Sanniti, il popolo che già nel IV secolo a.C. praticava qui la transumanza. La stracciata è, invece, la regina dei formaggi freschi a pasta filata: ottima da gustare al naturale, accompagnata magari da insaccati, insalate, pomodorini e rucola, se conservata per qualche giorno si stracchina, diventando spalmabile. Un’altra prelibatezza da consumare direttamente a tavola è il burrino o manteca, formaggio dolce nato come sistema di conservazione del grasso del latte. Insomma, un vero paradiso per gli amanti dei formaggi e dei sapori genuini.

Qualche idea per una sistemazione pratica e confortevole? Per il vostro soggiorno in terra molisana potrete scegliere tra un buon numero di agriturismi, tra i quali segnaliamo Il Vecchio Granaio a Vastogirardi (loc. Trigno; tel. +39 0865 836225; vecchiogran@tiscali.it), Staffoli Horses ad Agnone (S.P. Montesangrina km 1; tel. +39 0865 77177; info@staffoli.it; www.staffoli.it) e La Grande Quercia a Carovilli (contrada Fontecurelli, 30; tel. +39 0865 838712). Qui il tratturo Celano – Foggia si avvicina al tratturo Castel di Sangro – Lucera, che corre più a sud toccando borghi pittoreschi come Roccasicura e Pescolanciano, su cui si eleva un altro suggestivo castello. Proseguendo lungo il tracciato di questo tratturo, entrerete nella provincia di Campobasso, che vanta località non meno affascinanti: Oratino, per esempio, con il suo centro storico e la sua rocca, è uno dei quattro comuni molisani inclusi nel club dei borghi più belli d’Italia. Giunti quasi al confine con la Puglia incontrerete poi Pietracatella, che dà il nome a un altro formaggio tipico: le forme del formaggio di Pietracatella maturano sotto le vecchie abitazioni del paese, nelle grotte di tufo dette mogie.

Se il cammino dei pastori terminava nel Tavoliere delle Puglie, il vostro viaggio nel Molise può invece continuare, perché sono ancora tanti i paesi da visitare e i formaggi da assaggiare. Sepino, che sorge sul tratturo Pescasseroli – Candela ed è un altro dei borghi più belli d’Italia, per esempio, conserva significativi resti del villaggio sannita, dell’insediamento romano e della città medievale. Ancora da provare, tra le specialità gastronomiche, la scamorza molisana, che tradizionalmente viene consumata fresca, ma è gustosissima anche cotta alla brace. E poi il pecorino del Matese e quello del Sannio, il caprino di Montefalcone del Sannio, la mozzarella

Seguendo l’itinerario tracciato, generazione dopo generazione, da quei perfetti conoscitori del territorio che erano i pastori transumanti, non avrete bisogno di mappe per scoprire le dolci ricchezze del Molise.

di Roberta F. Galimberti

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