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Prosciutto Toscano DOP: caratteristiche e abbinamenti

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Prosciutto Toscano DOP: caratteristiche, produzione e abbinamenti

Il Prosciutto Toscano DOP si riconosce prima ancora di assaggiarlo. La coscia ha un taglio a V, la parte magra è coperta di pepe nero e sulla cotenna c’è un marchio a fuoco con il profilo della Toscana.

Al palato ha note di pepe, aglio ed erbe che arrivano dalla salatura. La sigla DOP (Denominazione di origine protetta) lo lega a un disciplinare europeo che stabilisce da dove arrivano le cosce, come si lavorano e chi controlla ogni fase.

Caratteristiche: sapore, colore e differenze con altri crudi

La fetta va dal rosso vivo al rosso chiaro, con poco grasso infiltrato nella carne. Il grasso esterno è bianco, con leggere venature rosate. Il disciplinare descrive un sapore delicato con una giusta sapidità e un aroma fragrante, dovuto ai metodi tradizionali di lavorazione e stagionatura. Il prosciutto intero ha forma tondeggiante, ad arco nella parte alta, e pesa in genere tra otto e nove chili.

Il carattere del Toscano viene dalla salatura. Parma e San Daniele si salano solo con sale, qui il sale si mescola con pepe e aromi vegetali del territorio. Il disciplinare ne elenca diversi, tra cui aglio, alloro, ginepro, mirto, nepitella, rosmarino e salvia, e ogni produttore li dosa secondo la propria ricetta.

Dove si produce il Prosciutto Toscano DOP

Le cosce arrivano da suini pesanti nati, allevati e macellati in sei regioni: Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Umbria e Lazio.

La lavorazione invece avviene solo in Toscana. Lo stesso vale per affettatura e confezionamento, quindi anche il Prosciutto Toscano DOP in vaschetta è affettato e confezionato in regione, sotto la vigilanza dell’ente di controllo.

Come riconoscere il Prosciutto Toscano DOP

Sul prosciutto intero cerca tre segni:

  • Il taglio a V. Durante la rifilatura si toglie la cotenna a V per scoprire la parte magra, che così assorbe gli aromi in modo uniforme.
  • La pepatura. Dopo la marchiatura la parte magra viene coperta di pepe nero. In passato serviva a tenere lontani gli insetti durante la stagionatura in cantina.
  • Il marchio a fuoco. Riporta la scritta Prosciutto Toscano DOP su tre righe, sopra il profilo stilizzato della Toscana, con quattro stelle ad arco in alto a destra. Sopra il disegno ci sono due cifre che identificano il produttore e una lettera che indica il mese di inizio stagionatura. Il produttore lo imprime a fine stagionatura, alla presenza dell’incaricato dell’ente di controllo.

Sul preaffettato controlla l’etichetta: la denominazione Prosciutto Toscano deve essere seguita subito da “Denominazione di Origine Protetta” o dalla sigla D.O.P.

Ingredienti e lavorazione

Gli ingredienti sono coscia di suino, sale, pepe e aromi naturali di origine vegetale. Additivi e conservanti non sono ammessi.

Dopo la rifilatura le cosce vengono salate a secco e lasciate riposare finché la carne perde acqua in modo uniforme. Poi si lavano con acqua tiepida e si asciugano in locali a temperatura e umidità controllate.

L’ultima fase della lavorazione è la sugnatura. La parte scoperta si riveste con un impasto di sugna, farina di grano o riso, sale, pepe e aromi vegetali, che limita un’essiccazione eccessiva della carne. Solo dopo comincia la stagionatura.

Durante la maturazione i prosciutti si controllano con la spillatura. Tradizionalmente si usa un ago ricavato da un osso di cavallo, che si infila in più punti della coscia e si annusa per sentire gli aromi interni.

Quanto stagiona il Prosciutto Toscano DOP

Il disciplinare fissa tempi minimi, calcolati dalla salatura alla vendita:

  • 10 mesi per i prosciutti con peso finale tra 7,5 e 8,5 kg;
  • 12 mesi per quelli oltre gli 8,5 kg.

Per il prosciutto destinato all’affettamento servono due mesi in più, quindi almeno 12 e 14 mesi. Sono soglie minime che ogni produttore può allungare, entro un limite: il prosciutto va messo in commercio entro 30 mesi dall’inizio della lavorazione.

Come tagliarlo

Il Consorzio consiglia il taglio a mano, con un coltello lungo, sottile e ben affilato, e fette sottili, intere e lunghe. Prima di mettere il prosciutto sulla morsa si toglie l’anchetta, il piccolo osso piatto vicino alla testa del femore.

Poi si eliminano cotenna, sugna e pepe solo dalla parte che si sta per affettare: il resto continua a proteggere la carne. Va bene anche l’affettatrice, purché la lama non si scaldi. I modelli a volano danno il risultato più vicino al coltello.

Abbinamenti

  • Pane sciocco. Il pane toscano senza sale è l’abbinamento classico: lascia tutta la scena alla sapidità del prosciutto.
  • Melone o fichi. La dolcezza della frutta bilancia il sale.
  • Pecorino. Meglio fresco o poco stagionato, per non sommare due sapori molto salati.
  • Verdure. Un’insalata di finocchi crudi o verdure grigliate bastano per un antipasto.
Per il vino, si sposa bene con un bianco toscano fresco come un Vermentino oppure un Chianti giovane, poco tannico.

Ricette con il Prosciutto Toscano DOP

In cucina il prosciutto entra nei ripieni, nei risotti e nelle zuppe. 

Dalle ricette degli chef di Saporie:

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