Da Baia ad Amalfi attraverso i prodotti tipici della Campania

Un itinerario enograstronomico Campano, tra Napoli, Sorrento e Amalfi alla scoperta di alcuni dei migliori prodotti tipici campani, dai classici limoni della Costiera alle meno conosciute noci di Sorrento, ci facciamo un giro guidati dalla pancia e dal palato, a cui non servono mappe, solo profumi e colori. Fortuna che alla Campania non mancano né gli uni, né gli altri.

Se parti dai Campi Flegrei e scendi verso Sorrento hai già dato un morso a una melannurca e frantumato una noce sotto una pietra. Se prosegui verso Agerola ti fai un assaggio di Provolone del Monaco, poi passi da Amalfi per una limonata fresca. Questo è il percorso che faremo alla scoperta di questi prodotti tipici che hanno fatto della cucina campana una delle migliori d'Italia.

1. La Melannurca Campana IGP el'Atlantinde romana

La sua consistenza farinosa la rende adatta a molti abbinamenti, anche in piatti salati. Sono molte le ricette a base di coniglio o maiale, ad esempio, in cui la carne viene accompagnate da una salsa di mela fatta proprio con questa varietà. La raccolta diella mela annurca avviene nel mese di settembre, quando è ancora acerbo. Perciò, il periodo migliore per consumare la melannurca è quello invernale, in particolare nel mese di dicembre, quando il frutto raggiunge il giusto grado di maturazione. Non a caso, nel periodo natalizio, è proprio con questa mela che si concludono i pranzi in Campania.

Oggi, la mela annurca viene coltivata un po' in tutta la Campania e viene considerata la regina delle mele. In particolare, è verso Pozzuoli e Baia che si coltiva da sempre questa mela dalla consistenza così particolare, nell'area compresa nel Parco regionale dei Campi Flegrei. All'interno del Parco, c'è un'area marina protetta - il Parco sommerso di Baia - di inestimabile valore archeologico, dove sono state ritrovati moltissimi reperti storici tra cui statue e mosaici perfettamente conservati. Quest'area si può visitare facendo diversi tipi di escursioni: da quelle subacquee più ardite a quelle nei musei in cui si conservano i reperti più importanti e significativi, passando per uscite in barca che permettono di osservare questa Atlantide romana dalla superficie dell'acqua.

2. Le noci di Sorrento e il Vallone dei Mulini

Coltivate in Campania dal I secolo d.C. - lo si sa perché ne sono stati trovati resti carbonizzati nei pressi di Ercolano e dipinti a Pompei - le noci di Sorrento vengono vendute ancora acerbe solo in Campania tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Generalmente, però, la raccolta avviene nei mesi di settembre e ottobre e le noci vengono fatte essiccare su dei graticci all’aperto in zone ventilate. Anche le noci, come la mela annurca, si consuma abitualmente in inverno, nel periodo natalizio.

E se vi trovate a Sorrento per il Natale, non potete non visitare i suggestivi Mulini del Vallone di Sorrento. Furono una violentissima (forse la più) eruzione e i successivi processi di erosione a opera delle acque che incisero il tufo a creare questo vallone, che si estende da Piazza Tasso a villa La Rupe, fino alla Porta degli Anastasi. Il Vallone dei Mulini si chiama così perché, agli inizi del secolo scorso, qualcuno costruì un mulino in cui veniva macinato il grano e una segheria in cui veniva lavorato il legno di cui si possono ancora i resti suggestivamente ricoperti dalla vegetazione.

3. L'impiccato e la Grotta dello Smeraldo

Il Provolone del Monaco si produceva esclusivamente sulle montagne che si trovano sopra a Castellammare di Stabia, dove si trovano Vico Equense, Moiano, Monte Faito con il molare e il canino, due vette dalla forma di denti dalle quali si ammira tutto il Golfo di Napoli con il Vesuvio sulla destra, Ischia e Procida davanti e Capri con la penisola sorrentina a sinistra. Da lì, i contadini portavano il Provolone a Napoli via mare - che era la via più breve - e lo facevano arrivare in tempo per il mercato la mattina prestissimo viaggiando, quindi, di notte. Così, i provoloni venivano caricati su imbarcazioni a remi sulle quali contadini, per ripararsi dall’umidità del mare e della notte, erano soliti coprirsi con un grande mantello simile al saio indossato dai monaci.

Questo provolone, lo stesso che ha viaggiato risalendo la penisola stabilendosi nella Val Padana, si impicca, ovvero si appende per il capo e si posiziona a distanza di sicurezza sopra delle braci. Quello che viene dopo è pura poesia: il sedere del provolone si scioglie e una mano esperta, munita di spatola o coltello, raccoglie la parte che si è sciolta grazie al calore e la spalma su una fetta di pane casereccio. L'unico impiccato che porta allegria.

E se vogliamo distoglierci da questa meraviglia gastronomica e dedicarci a una meraviglia naturale, saliamo su una di quelle barchette che portavano il provolone da Vico a Napoli e ci facciamo una escursione nella grotta smeraldo di Agerola. Una emozione unica dal color verde brillante da non perdere assolutamente.

4. I limoni della Costa di Amalfi e Villa Rufolo

La coltivazione del limone di Amalfi ebbe inizio nell’XI secolo e dal XV un fiorente commercio marittimo lo portò alla conquista dei porti italiani ed europei e infine anche in America. Frutto simbolo della Costiera Amalfitana, il limone sfusato viene coltivato sulle celebri terrazze che si affacciano sul mare, nei limoneti detti giardini per la cura con cui sono tenuti e per la bellezza dell’effetto che producono.

Una bella terrazza sul mare dalla quale gustare una granita fatta con i limoni di Amalfi è quella di Villa Rufolo, una splendida villa arabeggiante che si trova, precisamente, a Ravello. La villa si può visitare tutti i giorni dalle 9 del mattino alle 8 di sera ed è un vero spettacolo.

 

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