Tra presepi e specialità gastronomiche: tradizioni di Natale in Campania

03/12/2014

Tra presepi e specialità gastronomiche: tradizioni di Natale in Campania

Zampogne, mercatini, alberi decorati. Tradizioni importate dal nord che ormai fanno parte del Natale campano. Ma quando si parla del  Natale a Napoli e in Campania subito il pensiero corre al tradizionale e storico presepe. In molti luoghi della regione esistono  associazioni e gruppi di persone che ogni anno ripetono il rituale. Già agli  agli inizi di novembre iniziano a  costruire presepi all'aperto, che poi verranno visitati durante il periodo festivo. Questo perchè, si può tranquillamente affermare che il presepe napoletano è stato e rimane un veicolo di identificazione della "gens napoletana" e l'antesignano di quel realismo che ha caratterizzato le rappresentazioni teatrali e le produzioni cinematografiche napoletane.

Molti pastorai producono anche statuine che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, quindi non c'è da meravigliarsi se si trovano personalità del mondo della politica, dello sport, dell'attualità più conosciuti nelle vetrine dei negozi. La via per eccellenza dove trovare questi veri  e piccoli capolavori  è la caratteristica  via San Gregorio Armeno nel centro storico del capoluogo partenopeo, famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di presepi. Numerosi i negozi dove è possibile comprare e quindi costruire il presepe personale a proprio piacimento. Al giorno d'oggi  il presepe "classico" partenopeo si è evoluto: sono sempre più  frequenti le notizie di nuovi e giovani artisti che hanno modernizzato l'arte presepiale, creando presepi sempre nuovi ed originali, presepi in miniatura, presepi all'interno di lampadine, presepi all'interno di una cozza, di una rosa essiccata e addirittura all'interno di una lenticchia e su una testa di spillo come nel caso del maestro d'arte Aldo Caliro, realizzando così il presepe più piccolo al mondo.

Il Natale a tavola

Parafrasando il titolo di una delle più belle opere teatrali del grande Eduardo De Filippo, Natale in casa Cupiello, il Natale a tavola nelle famiglie campane è uno dei momenti più attesi e sentiti di tutto l'anno, un rito irrinunciabile. Sia il cenone della Vigilia che il pranzo di Natale hanno dei caratteri ben definiti. La cena del 24 è a base di pesce,  il 25 è il trionfo delle verdure e delle carni. Spaghetti con le vongole, totani con patate, capitone ripieno... Per il pranzo del giorno dopo, la minestra maritata, di cicoria scarole e "borraccia" (erba amara e pelosa) in brodo di cappone con aggiunta facoltativa di uova sbattute con peperoncino e carne di vitello, tagliatelle all’uovo preparate in casa o maccheroni conditi con ragù napoletano gallina in brodo, carne al ragù, tacchino con contorno di patate novelle o cappone ripieno. E poi insalata di rinforzo, come viene comunemente chiamata, con  cavolfiore, sottaceti misti, peperoni (chiamati papacelle, peperoni piccoli e tondeggianti conservati sotto aceto), olive di Gaeta e acciughe salate accompagnati dalle immancabili friselle (crostini di pane circolari) e dai broccoli con aglio e peperoncino.

Il pranzo si conclude con  frutta fresca di stagione, frutta secca, anche farcita ed aromatizzata, e i tipici dolci natalizi:  gli struffoli, piccole sfere di pasta fritta ricoperte di miele e diavulilli; i mostaccioli,  ricoperti con glassa al cioccolato (il nome deriva dal latino  mustacea o mosto, utilizzato dai contadini per l’antica ricetta),  i susamielli, a forma di S, vengono impastati con miele liquido, i roccocò chiamati così per la forma  barocca e rotondeggiante di conchiglia; i divinamore, a base di pan di Spagna ricoperto di glassa rosa, le paste di mandorle. Su tutto, un bicchierino di limoncello praparato con i famosi limoni della costiera amalfitana.
 
di Antonella Imbesi

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