Vernaccia di San Gimignano DOCG

La Vernaccia di San Gimignano – niente a che vedere con la Vernaccia di Oristano, bianca e ricca di alcol, né con quella di Serrapetrona nelle Marche, rossa, dolce e spumeggiante - deriva dall’uva omonima, che probabilmente prende il nome dal latino vernaculum: del posto. Primo vino italiano riconosciuto a DOC nel 1966, e passato poi a DOCG, ha origini antichissime. Già rinomato nel XIII secolo, è citato nella Divina Commedia quando Dante, tra i golosi del Purgatorio, incontra Papa Martino IV “che purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”. In effetti, il pontefice era ghiotto di anguille arrostite dopo essere state annegate nella Vernaccia. Anche un altro Papa, Paolo III Farnese, amava questo vino bianco toscano, come testimonia il suo “bottigliere” (un sommelier ante litteram) Sante Lancerio: «La Vernaccia di San Gimignano…è una perfetta bevanda da Signori, et è un gran peccato che questo luogo non ne faccia assai». Opinione condivisa da Lorenzo il Magnifico, che richiedeva di frequente la Veraccia al comune di San Gimignano per i banchetti di Corte.
Il disciplinare DOCG prevede che la Vernaccia sia prodotta esclusivamente nel territorio comunale di San Gimignano, in provincia di Siena, dall’uva omonima, con possibile aggiunta fino a un massimo del 10% di altre varietà locali a bacca bianca non aromatiche. La qualifica Riserva indica una Vernaccia più vigorosa, invecchiata almeno un anno, con quattro mesi di affinamento obbligatorio in bottiglia.

Vino consigliato:
Vernaccia di San Gimignano DOCG (CONAD) ha colore giallo paglierino lucido; profumo penetrante di fiori di ginestra e mimosa, con ricordo di agrumi e note minerali di pietra focaia; sapore secco, molto sapido, con leggero e piacevole fondo di mandorla amara.
Abbinamento: antipasti, salumi (coppa piacentina, culatello di zibello, lardo di Colonnata), primi piatti (tortelli maremmani), pesci, carni bianche fredde.
Servizio: 10 -12° C 
 

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