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Non solo spiaggia: in Liguria si va (anche) per il vino

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Non solo mare e spiagge. La Liguria di Ponente ha un grande potenziale ancora da esplorare: la campagna, i piccoli borghi e la viticoltura. Grazie alla manifestazione Nolinwine che si è svolta al ristorante Il Vescovado di Noli (Savona), abbiamo fatto il punto della situazione sulla produzione di Ponente. Il risultato? Un grande balzo in avanti nella qualità per Vermentino, Pigato e Rossese.

di Elena Caccia
 
Qual è lo stato di salute del vino ligure? Se n’è parlato al ristorante Il Vescovado di Noli (Savona) durante Nolinwine, la manifestazione voluta da Pier Mattia Ravera (titolare con la sua famiglia del Vescovado) che aveva l’obiettivo di valorizzare e far conoscere i vini del Ponente Ligure grazie a un walk around tasting alla scoperta della produzione di venti viticoltori.
 
PONENTE CRESCENTE. PASSI DA GIGANTE IN QUALITÀ
Il Ponente ligure parla la lingua di tre vitigni: Vermentino, Pigato (uve a bacca bianca) e Rossese (uva a bacca rossa). Il Vermentino, vitigno di origine spagnola arrivato qui nel 1300 dalla Corsica, occupa la superficie vitata più estesa, soprattutto tra Noli e Borghetto Santo Spirito; solitamente ha note alcoliche importanti, pur mantenendo freschezza e sapidità. Il Pigato è protagonista assoluto di questo tratto di costa tra Savona e Imperia e, in particolare regna sovrano tra Albenga e Andora. Per il Rossese, invece, la zona d’elezione è da Cervia a Ventimiglia. Negli ultimi dieci anni si è assistito a un importante balzo di qualità nei confronti dei vini nati da questi vitigni. Sono arrivati giovani viticoltori che hanno cominciato a occuparsi delle terre di famiglia, si è lavorato tanto in vigna seguendo molto spesso i principi della viticoltura naturale, si sono provate spumantizzazioni, si sono recuperate le tradizioni dei vini passiti. La qualità è cresciuta, tanto che, ad esempio, molte Guide hanno aumentato il numero dei vini liguri presenti nelle loro pubblicazioni riconoscendo ai vini del Ponente dei potenziali mai toccati prima d’ora.
 
IL NOSTRO VIAGGIO
La Liguria non è solo mare e spiaggia. C’è tutto un entroterra da scoprire fatto di piccoli borghi, campagne affacciate sul mare e numerose cantine da visitare. Perché non programmare allora un viaggio vinicolo? Le Cantine sono tutte aperte all’accoglienza (ma prima di recarvi vi consigliamo di avvisare del vostro arrivo con una telefonata) e incontrerete persone che vi accompagneranno a visitare vigneti eroici aggrappati sulla montagna e che vi apriranno con grande piacere le porte (e anche le bottiglie) delle loro tenute!
  BiO VIO
Bastia d’Albenga (Savona)
Siamo a bastia d'Albegna, in un’azienda che coltiva biologico per “scelta naturale”, come amano raccontarci. Oltre alle erbe aromatiche si produce vino e in particolare Pigato, Vermentino e Grenaccia. Noi abbiamo assaggiato Bon in da bon, un Pigato in purezza da vendemmia tardiva (fine ottobre) con un profumo aromatico e mandorlato, un gusto secco con un netto richiamo alle erbe aromatiche perfetto in abbinamento a zuppe di pesce, pesci al sale e frutti di mare.
 
CASCINA DELLE TERRE ROSSE​
Finale Ligure
Si tratta di una delle cantine più prestigiose e importanti del Ponente ligure, sull’altopiano delle Manie. Noi abbiamo assaggiato Solitario, un vino scommessa a base di Grenache, Barbera e Rossese e il Pigato Apogeo, un vino capace di un certo invecchiamento. L’azienda si chiama “terre rosse” per via dei terreni particolarmente minerali che la caratterizzano.
 
AGRICOLA DONATA BIANCHI
Valcrosa, Diano Arentino (Imperia)
Solo quattro ettari allevati a Vermentino e Pigato da ben quattro generazioni. Emanuele Trevia, il titolare, ha oggi al suo fianco la figlia Marta, enologa intraprendente. A Nolinwine abbiamo assaggiato Antico Sfizio, Vermentino al 100% che macera volutamente per cinque giorni, come si faceva una volta ottenendo così un colore e un gusto che richiama i vecchi Vermentini liguri.
 
BERRY AND BERRY
Balestrino (Savona)

Alex Berriolo è il giovane e vulcanico enologo di Berry and Berry, la sua Cantina. Alex coltiva Pigato, Vermentino Sangiovese (la vigna di Sangiovese è tra l’altro particolarmente vecchia) e Ormeasco. A colpirci è stato Lappazucche. Il nome è curioso ed è un termine dialettale che indicava l’abitudine dei balestrinesi a bere il vino nei mestoli ricavati dalle zucche ornamentali. Il vino è rosato e proviene per l’80% da un antico vitigno: Barbarossa.
 
BRUNA
Ranzo (Imperia)

Il cuore di questa cantina batte per il Pigato. In un microcomune (meno di 500 abitanti) ben sette produttori vinificano il Pigato. Il clima secco e ventoso e i terreni di argille azzurre sono perfetti per questo vitigno che abita questi terreni dalla fine del Settecento. U Baccan è un Pigato che nasce dalla selezione delle piante più vecchie (oltre 50 anni). Il vino è complesso e ha grande personalità.
 
SANCIO
Spotorno (Savona)

Le vigne si affacciano sul mare dalla collina di Spotorno. Noi abbiamo degustato il Lumassina, uno spumante che proviene al 100% da questo antico vitigno. Floreale, con delle importanti note erbacee, rifermenta naturalmente in bottiglia senza solfiti aggiunti.
 
ALESSANDRI
Ranzo (Imperia)

Cinque ettari di vigneto con la tipica struttura a terrazza adagiati su colline argilloso-calcaree. Il Pigato è la produzione principale e la selezione di Pigato Vigne Vegge che abbiamo assaggiato è di ottimo livello. Interessante anche il Passito di Pigato.

TENUTA ANFOSSO
Soldano (Imperia)

I vigneti sono uno spettacolo, aggrappati alla verticalità della terra con pendenze anche di oltre il 60%. Anfosso è noto per il Rossese. Poggio Pini è un Rossese di Dolceacqua Superiore da piante centenarie; rosso rubino intenso, speziato, con sentori di pepe, cannella, gelso e more, non fa legno e ha una vita di almeno dieci anni. Altra eccellenza è il Rossese del vigneto Luvaira, uno dei cru più importanti.
  ROSMARINUS
Trumè, Perinaldo (Imperia)
Rosmarinus è una piccola azienda famigliare che pratica da anni un’agricoltura biologica e biodinamica. Il Rossese di Dolceacqua Doc nasce a 450 metri sul livello del mare e in terreni calcarei. Accanto alla produzione del vino si fanno anche olio e miele.
 
SELVADOLCE
Bordighera (Imperia)
Affacciata sul mare, a pochi chilometri dal confine con la Francia, Selvadolce è un’azienda agricola biodinamica annidata in un anfiteatro naturale ai piedi del monte Caggio. Il Rossese cresce a 600 metri di altezza tra uliveti e bouganville. Rosso se Rossese è un vino rosso non filtrato che fa una lunga macerazione sulle bucce. Indimenticabile.
 
ROCCHE DEL GATTO
Salea, Albenga (Savona)

Fausto de Andreis è certamente un personaggio particolare. Le 58 vendemmie che porta sulle spalle gli hanno insegnato ad andare senza paura per la sua strada. E allora, ecco i suoi Vermentini in verticale (dal 2010  al 2005) che affinano sulle bucce per 21 giorni e lo Spingau, il Pigato come era un tempo come dice lui.
 
VECCHIA CANTINA
Albenga
Abbiamo assaggiato il loro Metodo Classico da Pigato Dosaggio Zero dal bel colore giallo paglierino, perlage fine e durevole, profumo intenso e molto complesso. Il Pigato è il vino principe di questa cantina che lo propone anche in versione ferma e passita.
 
ENRICO DARIO
Albenga
Pigato, Vermentino e Rossese. Tutta la filosofia della Cantina ruota attorno a questi tre vitigni. Il Pigato è particolarmente profumato per via della vicinanza della vigna al mare e delle forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. Tra i progetti futuri c’è l’uscita di un Passito di Pigato.
 
RAMOINO
Sarola, Imperia
I vigneti sono ubicatI nelle zone più vocate alla produzione di ciascuna tipologia: il Rossese a Dolceacqua e Camporosso, l’Ormeasco a Pornassio, Pigato e Vermentino a Sarola, Bestagno, Borgomaro e Ortovero. In particolare, il Pigato che abbiamo assaggiato colpisce per la grande sapidità marina.
 
KA MANCINÈ
Soldano (Imperia)
Trionfa il Rossese in questa cantina di una famiglia che ha fatto del rapporto con la propria terra un grande punto di forza. Noi abbiamo assaggiato Galeae; fine all’olfatto, con sentori di frutta leggermente matura, caldo, morbido e capace, in cinque o sei anni, di esprimere sentori più speziati.

LAURA ASCHERO
Pontedassio (Imperia)
Lei, Laura Aschero, era l’annoiata moglie di un medico. A un certo punto della vita, ormai sessantenne, decide che è arrivato il momento di ridare vita ai terreni di famiglia. Si disegna il marchio, pensa alle etichette, ridà vigoria ai vigneti e si mette a fare vino, quasi per scherzo. Oggi Laura Aschero è una firma nota del vino e la cantina è guidata dal figlio e dalla sua famiglia. Vermentino, Pigato e Rossese sono a 150 metri dal mare.
 
GUGLIERAME
Pornassio (Imperia)
Si sale di quota, a 600 metri sul livello del mare, per trovare questa cantina guidata da due appassionati fratelli che si definiscono dei “maniaci del vigneto”. Abbiamo assaggiato l’Ormeasco Sciac-trà, un vino naturalmente rosato, dall’odore vinoso e caratteristico, dal sapore asciutto.
 
LA GINESTRAIA
Cervo (Imperia)
Su una piccola collina a ridosso del mare c’è questa azienda vitivinicola circondata dagli ulivi. Rossese, Vermentino e Pigato fanno da padroni. Il nostro assaggio si è concentrato su Pigato Biancodamare, ricco, complesso, con finissime note di miele d’acaciae fiori.
 
PAGANINI
Chiazzari, Finale Ligure (Savona)
Piccola cantina a conduzione famigliare da anni impegnata nella lotta integrata eco compatibile per la riduzione dei fitofarmaci, Paganini produce la Grenaccia, un vino rosso, asciutto e molto tipico del savonese.
 
ORIGINE
Cengio (Savona)
E in Liguria si fa anche il gin! E che Gin! Intanto è 100% biologico. L’azienda è nata 10 anni fa seguendo la tradizione della Valbormida e della Liguria della selezione delle erbe naturali. Il senso è: coltivare erbe e fiori rigorosamente bio, trasformali in raffinati liquori e poi, in un superbo gin senza aromi, né naturali, né artificiali.
 
 
 
  VINO LIGURE CHIAMA...CIBO LIGURE!
Il vino ligure chiama immediatamente la cucina ligure della quale lo chef stellato Giuseppe Ricchebuono (nonché padrone di casa), si è fatto rappresentante. Ma non solo. Giuseppe Ricchebuono ha pensato di invitare altri quattro chef, tutti liguri d’origine, per omaggiare la tradizione regionale attraverso la preparazione di piatti “street food” in stile ligure. E così, accanto al suo mitico sgombro e piselli, si sono potuti assaggiare le creazioni di Flavio Costa del ristorante 21.9 di Piobesi d’Alba (Cuneo) che ha cucinato una crema di zucchine trombette, seppie al nero e scorze di limone candite. Poi sono arrivate le acciughe nostrane ripiene servite su un gazpacho di pomodori cuore di bue di Timi del ristorante Il Sogno di Finale Ligure (Savona); abbiamo proseguito con Giorgio Servetto del ristorante Nove di Villa della Pergola ad Alassio (Savona) e con il suo budino di cipollotto con un cuore di aceto di vino rosso, cavolo in agrodolce, cavolo crudo e tapioca soffiata allo zafferano; e infine Lorena Germano del ristorante Quintilio di Altare (Savona) con la tartare di fassona battuta al coltello con olio di olive taggiasche con del pane al lievito madre.
 

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