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Un olio buono? Lo dice l'etichetta (e il prezzo)

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La piramide qualitativa dell’olio ci insegna che, in testa, si posizionano gli extravergini Dop. In generale, meno strada fa l’oliva e meglio è. Anche il prezzo è una determinante: mai sotto i sette euro

Nella fascia più alta dell’olio, quella dell’extravergine, si distinguono i prodotti Dop, a Denominazione di origine protetta, poiché sono regolati da un disciplinare che garantisce che le olive utilizzate provengono da quel territorio. Questo, quindi, significa: lavorazioni brevi dalla raccolta e utilizzo di varietà tipiche, insomma un olio dalle caratteristiche precise e di alto valore nutrizionale. Seguono, a brevissima distanza gli oli Igp (Indicazione geografica protetta) per i quali una fase della lavorazione potrebbe essere al di fuori del territorio.

A pari livello ci sono gli extravergini prodotti da aziende agricole, riconoscibili dalla scritta in etichetta: prodotto dall'azienda agricola o prodotto e imbottigliato in azienda agricola. Il significato è che l’olio nasce da ulivi di proprietà. Non esistono disciplinari, ma garante della qualità è la serietà del titolare. Nel restante mondo dell’olio va cercata con attenzione la scritta che specifica la provenienza delle olive. Partendo dalla situazione migliore si legge: “100 per cento italiane”, segue l'indicazione “provenienti dall'unione europea” e, infine, quella “extracomunitarie o del bacino del Mediterraneo”.

Più strada fa l’oliva e più ne risente la freschezza del prodotto. Anche il prezzo ha una chiave di lettura. La media dell'eccellenza non dovrebbe mai scendere sotto i sette euro per il Sud e dieci per il Nord. L’olivo è una pianta mediterranea e cresce meglio dove il sole è più intenso, il che comporta costi minori di gestione.
 
di Maria Cristina Beretta

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