Chianti DOCG

Pensando alla Toscana le prime cose che vengono in mente sono le colline e i bellissimi paesaggi di campagna, i pici e naturalmente il Chianti. Non a caso proprio la parola Chianti è una delle parole italiane più conosciute al mondo, insieme a pizza e a mamma. A sud della città di Siena si trova la zona del Chianti, un luogo magico con dei colori che variano a seconda della stagione in cui lo visitate. Ed è proprio qui che nasce il Chianti classico. Il Chianti è un vasto territorio collinare nel cuore della Toscana, che va dall’Appennino a nord est di Firenze fino alla costiera pisana, e da Prato e Pistoia a Siena ed Arezzo. Qui la vite era già coltivata in epoca etrusca (Chianti viene dal toponimo etrusco Clante), ma il nome geografico riferito al vino compare per la prima volta solo nel XIV secolo. In compenso, quella chiantigiana è una delle prime zone viticole ufficialmente definite in Europa, nel 1716, con decreto del granduca di Toscana Cosimo III de’ Medici.

La storia del Chianti

Furono gli etruschi per primi a insediarsi e a modellare l’aspetto delle colline del chiantigiano. Passarono infatti dalla pastorizia all’agricoltura, fino ad arrivare all’introduzione della coltivazione delle viti. I Romani, subito dopo, iniziarono anche la coltivazione dell’olivo. Con la caduta dell’Impero romano iniziano secoli di decadenza per questo territorio. Il periodo di prosperità e di pace arriva con la dinastia dei Medici. Proprio in questi anni si comincia a diffondere la coltivazione delle vigne e la produzione del Chianti. La zona storica di produzione del Chianti Classico invece resta la medesima dal Settecento, definita da Cosimo III. La zona di produzione del Chianti Classico si estende per 7000 ettari nei comuni di Cartellina in Chianti, Gaiole, Greve, Radda e in parte San Casciano in Val Pesa, Tavernelle Val di Pesa, Poggibonsi, Castelnuovo Berardegna, e Barberano Val D’Elsa.

La differenza tra Chianti e Chianti Classico

I Chianti però sono due: uno è solo Chianti e l’altro è il Chianti Classico. L’unico però che viene prodotto sul territorio è il Chianti Classico. Per capire il motivo dell’esistenza di due tipologie diverse di Chianti bisogna prendere una macchina del tempo e fare un salto indietro nel tempo. Nel 1932 in seguito all’invasione fillosserica che ha danneggiato le viti, il governo decise di allargare l’area di produzione a una zona che va dal mare all’Appennino tosco-emiliano.

La produzione del Chianti Classico

La tendenza di produzione del Chianti Classico vuole il Sangiovese in purezza. I produttori però possono anche scegliere di aggiungere rossi come il Canaiolo nero e Colorino, o Merlot e Cabernet Sauvignon.Oggi il Chianti, riconosciuto a DOCG nel 1984, è tra i vini italiani più noti e diffusi nel mondo. Il vitigno base è il sangiovese, con possibile e limitata aggiunta di altre uve locali (canaiolo) e internazionali (merlot, cabernet…). Il disciplinare della DOCG prevede differenti tipologie di Chianti:
  • Chianti, già in commercio dal 1° marzo dopo la vendemmia;
  • Chianti Superiore, più vigoroso, in vendita dal 1° settembre dopo la vendemmia;
  • Chianti Riserva invecchiato almeno due anni, anche in legno.
La novità dal 2013 in fatto di Chianti è la Gran Selezione. Si tratta di un varietà prodotta da vigneti coltivati con regole severe e vini di alta qualità con un invecchiamento minimo di 30 mesi e un periodi di affinamento in bottiglia di almeno 3. In etichetta possono essere specificate le zone geografiche di provenienza: Colli Fiorentini, Rufina, Montalbano, Montespertoli, Colli Aretini, Colli Senesi, Colline Pisane.

A tavola, come abbinare il Chianti

Il successo del Chianti è legato alla sua grande versatilità. I Chianti giovani , schietti e sapidi, profumati di frutta e di fiori si abbinano ai salumi come il prosciutto toscano Dop, la finocchiona toscana e il lardo di Colonnata, ai primi piatti saporiti come le pappardelle sulla lepre o la ribollita, alle carni bianche, quelli "governati", serviti freschi ad una temperatura di 15°C vanno anche bene per ricette marinare come il cacciucco alla livornese, le seppie in zimino. Il Chianti Superiore, più ricco e robusto, va bevuto a temperatura ambiente con formaggi stagionati e non come il pecorino dolce di Pienza, l'Asiago pressato, il Montasio fresco o il provolone Valpadana dolce e carni rosse. Le Riserve, maturate a lungo, hanno vigore, complessità ed eleganza, servite ad una temperatura di 18°C (non di più per evitare la dispersione degli aromi) sono particolarmente indicate per la selvaggina e i piatti tartufati

Come servire il Chianti Classico

Quando portate a tavola una bottiglia di Chianti Classico abbiate cura di servirlo alla giusta temperatura per apprezzare tutte le note aromatiche. Il consiglio è di stapparlo un paio d’ore prima del consumo e servirlo a una temperatura di 16-18°C.

Vino consigliato:
Come etichetta consigliamo un Chianti DOCG Bufferia (CONAD) ha colore rubino vivido; profumo ben pronunciato di lampone e viola mammola, con ricordo di mandorla tostata; sapore secco, schietto e sapido, armonico, con distinto fondo di piccoli frutti rossi.
 

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