Colonnella, un labirinto di "ruette" sulla collina

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Dove oggi si trova Colonnella, in passato sorgeva Truentum, che Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, definiva l'ultima roccaforte dei Liburni in Italia. Con le invasioni dei Goti e dei Longobardi, la popolazione del borgo, messa a ferro e fuoco e privata del porto, scelse di rifugiarsi sulle colline circostanti dando vita a Colonnella. Appartenne prima al ducato di Spoleto, poi agli Angioini e agli Aragonesi, subendo di conseguenza le vicissitudini storiche del Regno di Napoli. Negli anni successivi alla Rivoluzione del 1789, Colonnella fu al centro di sanguinari scontri con le truppe francesi, e verso la fine del secolo, numerose bande di briganti tentarono invano di fronteggiare l'avvento dello straniero. Dopo gli anni francesi, col Congresso di Vienna la situazione ritornò com'era stata prima di Napoleone: Ferdinando IV tornò a governare sul Regno delle Due Sicilie e quindi anche su Colonnella, e la situazione rimase invariata fino all'avvio delle prime rivolte per l'unificazione del Paese.

Una passeggiata tra le "rue"
Come tanti altri borghi abruzzesi, Colonnella accoglie chi la visita in un labirintico groviglio di suggestive stradine dette "rue", che si dipanano dal centro storico, dominato dalla Torre dell'Orologio. La piazza principale, Piazza del Popolo, ospita la chiesa dei Santi Cipriano e Giustina, edificata tra il 1795 e il 1815 che, grazie all'alto campanile, modella il profilo della città. L'edificio accoglie un prezioso organo realizzato nel 1883 e vale la pena soffermarsi ad osservare la statua lignea della Madonna del Suffragio, conservata in una nicchia che sormonta l'altare laterale: si tratta di una testimonianza della scuola artistica napoletana di fine ‘700. Tutto il territorio di Colonnella è costellato da antichità romane a testimonianza del passato della cittadina, dalle cisterne Cincolà e Ricci, fino alle due fonti, Fonte Ottone e Fonte Vecchia, quest'ultima dotata di un cunicolo sorgivo che si snoda per venti metri nel cuore della collina. Altrettanto caratteristiche di Colonnella sono le case di terra cruda, piccole costruzioni a un solo piano utilizzate dai contadini come abitazioni.
Visitando Colonnella a gennaio, precisamente il 17 del mese, si può assistere alla suggestiva festa di Sant'Antonio, patrono della cittadina e protettore dei contadini: per quest'occasione tanti falò, dialettalmente "fochere", illuminano le "rue" della città. Il piatto principe di Colonnella e senza dubbio il timballo, una pasta al forno fatta di sfoglie ripiene di carne, uova, parmigiano e latte. In passato, per la trebbiatura del grano, si consumavano le tagliatelle, una pasta preparata con uova e farina e condita con sugo di pollo o di papera. Lo stesso condimento è destinato ai maccheroni alla chitarra, che prendono il nome dallo strumento utilizzato per prepararli. Altrettanto tipici sono quadretti e tagliolini in brodo o con sugo al pomodoro, olio e pancetta. Uova, latte, acqua e farina sono gli ingredienti base delle "scrippelle ‘mbusse", delle sottili sfoglie cotte velocemente in padella, arrotolate e farcite con carne e parmigiano. A Carnevale invece si gustavano i ravioli di ricotta accompagnati da sugo di carne e pecorino. Tra le carni, oltre al pollo e allo spezzatino d'agnello, ci sono la tradizionale ventricina, un insaccato di carne grassa e magra con rosmarino secco, e le salsicce di carne e di fegato. E ancora salami, lonze, prosciutti, pecorino, ricotta, giuncata….e per finire i dolci: due ricette tra tutte, i "pepatelli", tipicamente invernali, a base di miele, cacao, bucce di arancia e pepe, e i "sassi d'Abruzzo" preparati con le mandorle, zucchero, acqua e cacao.

di Ilaria Romani

Tag: borgo cavallo

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