Grappa: in ripresa, ma che fatica!

24/09/2015

Grappa: in ripresa, ma che fatica!

Il settore grappa è stato per anni uno degli zoccoli duri della nostra economia enologica. Da qualche tempo, però, il segmento sta attraversando una crisi notevole. Complici le misure contro la guida in stato di ebrezza e, probabilmente un cambio anche delle abitudini alimentari, gli italiani rinunciano sempre più spesso al distillato.

In occasione del convegno “Culture consapevoli, il ruolo delle associazioni” promosso da Anag e dall’Istituto Grappa Piemonte in occasione del Concorso enologico della Douja d’Or, il presidente dell’Istituto Nazionale Grappa Elvio Bonollo, ha fornito alcune stime settoriali relative al distillato di bandiera: una produzione di 85.000 ettanidri, in ripresa rispetto agli anni precedenti con, però un trend di vendita che conferma una contrazione pari al 2% rispetto all’anno precedente: una percentuale di riduzione che risulta, tuttavia, inferiore rispetto agli anni precedenti.  Il mondo della grappa determina anche un indotto importante: 300 milioni di fatturato, circa 1.000 persone impiegate direttamente più altre 20.000 nell'indotto.

«Nel leggere questi dati», ha precisato Bonollo «dobbiamo tenere presente che alla difficile situazione economica si sommano anche altri fattori tra cui il consistente inasprimento dell'accisa sull'alcool. Possiamo, comunque, dire che l’acquavite di bandiera italiana resiste grazie alla forza e alla capacità innovativa dei suoi produttori che con grande impegno e determinazione sanno rimettersi in discussione giungendo a proporre grappe sempre più in grado di rispondere alle diverse esigenze del mercato. Ricordo, inoltre, che il comparto grappa e le altre aziende del settore distillatorio rappresentano una importante fonte di entrate per le casse dello Stato: il gettito per l'Erario in termini di accise sui consumi alcolici, ammonta infatti a oltre 500 milioni di euro all'anno. I produttori di grappa, costituiscono, inoltre, il completamento virtuoso della filiera vitivinicola, soprattutto in termini di sostenibilità ambientale di cui non solo utilizzano, ma anche valorizzano i sottoprodotti, tra i quali le preziose vinacce. Il fulcro di tutto il sistema grappa si basa sulle famiglie di distillatori che sono proprietarie della sostanziale totalità delle aziende del nostro settore. Mi riferisco a coloro che nel corso di generazioni di vite spese in distilleria con sacrifici, passione per il proprio lavoro e per il proprio prodotto, prima ancora che per il business in sé,  hanno creato, perfezionato, consolidato quel know how che rende unica la nostra acquavite di bandiera. Basti pensare al mastro distillatore, sempre attento alla qualità della vinaccia e a come modulare il funzionamento dei propri alambicchi nell’intento di creare il capolavoro in grado di superare tutte le grappe che sino ad allora è riuscito ad ottenere».

Ci auguriamo quindi che il settore possa trovare nuova forza (anche grazie a qualche aiuto) ed esprimere l’autenticità italiana che porta con sé.
 
di Elena Caccia

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