Monini: una spremuta di olive sostenibile

25/01/2013

Monini: una spremuta di olive sostenibile

Ha scelto di stringere un patto etico con i suoi clienti l’azienda Monini che, lo scorso dicembre, ha ottenuto la certificazione di dichiarazione ambientale del prodotto. Un importante traguardo che rappresenta un risultato meritato e, soprattutto, coerente con le linee guida di una filosofia aziendale che, da qualche tempo, ha scelto d’incamminarsi lungo un percorso ecologicamente responsabile.

Un tragitto impegnativo e coraggioso ma assolutamente necessario a un mondo che, troppo spesso, si dimentica di pensare al proprio futuro. Anita Lissona - giornalista ed esperta di comunicazione che da anni ha messo la sua professionalità a disposizione del brand umbro - ha sottolineato come questo prestigioso riconoscimento s’inserisca perfettamente nel binomio di democrazia e qualità che ha sempre guidato l’azione di questo marchio leader nella grande distribuzione. Due principi che, d’altronde, sono protagonisti dell’evento “Olio Officina food festival” nell’ambito del quale, venerdì 25 gennaio, si è tenuta la conferenza stampa di Monini.

Maria Flora Monini che, insieme al fratello Zefferino, incarna la terza generazione della famiglia, ha presentato i quattro prodotti premiati con la certificazione Edp. Sono il “Classico”, il “Gran Fruttato”, il “Poggiolo” e un quarto prodotto destinato al mercato estero a poterla vantare. La voglia di proteggere e tutelare l’ambiente, ha raccontato la donna nel tempo del suo saluto iniziale, nasce dall’amore per il territorio dell’Umbria, un luogo lontano dalle grandi aree industriale e, proprio per questo, da rispettare e proteggere.

Il marchio Iso, conferito a Monini nel 1999 per la norma e la gestione dei sistemi di qualità, è stato il primo di una lunga serie di certificazioni che l’azienda è riuscita ad accumulare nel tempo. Dal 2011, poi, ha avuto inizio un processo di miglioramento in materia ambientale che ha permesso l’allestimento di un sistema di pannelli fotovoltaici in grado di provvedere al 15 % dell’energia necessaria al meccanismo della produzione. Questo sistema consente, come ha spiegato Vania Massari, responsabile della qualità di Monini, di ridurre di centoventi tonnellate la produzione annua di anidride carbonica. Questi risultati, però, non soddisfano ancora Monini che, per i prossimi anni, si pone obiettivi ancora più grandi. La dichiarazione ambientale del prodotto, infatti, non è che un punto di partenza, un incentivo a fare sempre meglio.

Preoccupazione molto cara a Monini è, inoltre, quella di garantire un packaging ecologicamente sostenibile.  Le bottiglie del “Gran Fruttato”, per esempio, sono realizzate con materiali che per l’80% derivano da vetro riciclato. L’obiettivo, infatti, è quello di monitorare tutto il ciclo di vita del prodotto: dall’estrazione della materia prima, alla lavorazione fino al suo ritorno alla natura.

Da notare è la scelta che ha portato l'azienda a prendere la decisione non indicare la serie di certificazioni ottenute sull'etichetta dei prodotti. Un modo intelligente per testimoniare come quello della sostenibilità ambientale non sia una mera operazione commerciale ma un vero e proprio modus vivendi, che riesce a tradursi in comunicazione e marketing solo quando è fortemente sentito come missione ed è realmente attuato nelle scelte aziendali.

di Serena Cirini

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